Trouble Maker dei Rancid, quando si invecchia tutto sommato bene – Recensione

Quando sei un gruppo che ha segnato l’epoca moderna del punk, come i Rancid negli anni ’90, che vantano una discografia al limite della perfezione, non dev’essere facile uscire con un disco nuovo. Dopo Honor Is All We Know del 2014, album a mio parere discreto che aveva segnato il loro ritorno sulla scena mondiale, Tim Armstrong e soci escono con il nono album della loro carriera, ovvero Trouble Maker.

Prima di parlare di questo disco sono necessarie due premesse. La prima è che questo gruppo ha segnato la mia adolescenza in maniera profonda, soprattutto con And Out Comes The Wolves e Indestructible, è che quindi da un lato sono di parte, ma dall’altro proprio perchè sono un gruppo che adoro ho grandi pretese.

La seconda si collega in realtà alla prima, in quanto ero molto scettico su quest’album, pensando che ormai un gruppo come questo non aveva più nulla da dare dopo tutto quello che aveva fatto negli anni. E invece mi sbagliavo, in parte.

Certo, non ci troviamo di fronte al disco del secolo in grado di rivoluzionare la scena punk, ma stiamo comunque parlando di un disco che di certo non delude chi ha sempre amato questa band. L’ascoltatore viene trascinato completamente nel mondo e nell’immaginario della band durante le 19 tracce di questo album, in cui troviamo punk, punk hardcore, ska, reggae e melodie accativanti, alternanza tra pezzi più duri e veloci, pezzi ballad e pezzi punk melodico, eseguiti tutti con perfetta maestria. Insomma, troviamo i Rancid.

Di certo non siamo ai livelli dei due album citati prima da me, ma è fiseologico. Gli anni avanzano, le cose cambiano, il gruppo invecchia, ma lo fa molto bene. Da fan sfegatato della band mi trovo soddisfatto. Lo spirito è rimasto invariato, e queste tracce sono ancora in grado di coinvolgermi e di riportarmi a quando per la prima volta mi avvicinai a questo genere. Sono un nostalgico su questo ambito, lo ammetto, ma che ci posso fare.

Insomma, questo gruppo è ancora in grado di tirare fuori quel ragazzino incazzato dai capelli tinti con le vans rotte che cercava una valvola di sfogo e qualcosa di diverso dal quello che passava in radio e in tv.

In sintesi, non ci troviamo di fronte a un disco rivoluzionario, ma credo che per i fans sia stata comunque una piccola gioia vedere che questa band non è destinata a produrre musica banale, scontata e ripetitiva, come a spesso accade dopo quasi trent’anni di carriera.

Consiglio quindi a chi ama questi 4 ragazzacci di dare un ascolto a questo ultimo loro lavoro, sono sicuro che non rimarrà deluso. Magari non segnerà le esistenze come i lavori precedenti, ma è comunque un lavoro degno di loro.