The Wizrd: Future è un mago che non ha bisogno di trucchi – Recensione

Domanda: ultimamente si parla più degli album o più di cosa si fa per promuoverli?

Facciamo un esempio:
Ricordo che un po’ di tempo fa, un tale, per pubblicizzare la sua musica, si era messo a cantare delle canzoni in mezzo a Piazza Duomo (Milano) travestito da barbone. La cosa funzionò e tutti i giornali postarono la notizia. Dopo qualche giorno, lo stesso tizio, ha rincarato la dose e, quando ha deciso di caricare il teaser del nuovo album su Pornhub, tutti sono impazziti. Non si è parlato di altro, dovunque, per giorni.

È chiaro quindi che alcune trovate pubblicitarie fanno discutere, e lo fanno più dei prodotti che promuovono. In alcuni casi però (e questo è il caso di The Wizrd ultimo full length di Future) “la pubblicità” è curata al punto da trasformarsi in un vero e proprio prodotto artistico.
Qui voglio parlare di un sacco di roba: del documentario su Future che nessuno si è filato, del nuovo disco e di The Wizard, il suo nuovo alter ego.

Future apre il 2019 col botto, questo è il suo settimo album. The Wizrd, è stato pubblicato il 18 gennaio da Epic e Freebandz e segue Wrld on Drugs, il mixtape in collaborazione con Juice Wrld che ci regalò l’autotunatissima “Fine China”.

Stilisticamente parlando non ho notato grandi stravolgimenti; almeno considerando il Future al quale ci hanno abituati ormai da qualche tempo.
Il rapper di Atlanta, ormai trentacinquenne, è giunto alla sua acme artistica. Cupo e incazzato, sa vestire bene i panni del trapper sfacciato ed edonista (Stick to the models) quanto quelli dell’artista tormentato e maledetto (Tricks on me). Tra le strofe di The Wizrd i diamanti che affollano i quadranti dei suoi Rolex si mischiano a deliri paranoici e crisi depressive, trascinandoci in una narrazione introspettiva, tridimensionale e complessa. Anche le produzioni rimangono in linea con la politica aziendale di Future (Southside e Tay Keith tra gli altri beatmaker) proponendo uno stile al contempo classy e aggressivo.

Pregi e difetti di questo modus operandi rischiano però di essere troppo diluiti in un album così lungo. Le venti tracce si spalmano su un minutaggio complessivo che supera l’ora di ascolto. Esattamente all’opposto dell’ultimo album di XXXTentation, The Wizrd è stato acchitato per fare successo. La logica è semplice: più brani ci sono in un album più è facile ottenere i dischi di platino, dato che viene contato l’ammontare di singoli ascoltati. Niente di nuovo, è da Views (Drake, 2014) che ci siamo abituati, peccato che con un corpus così ingombrante l’album perda di mordente, rischiando di suonare piatto e monotono.

Ok, un buon album seppur non proprio esplosivo, ma chi è The Wizard?

L’ultimo alter ego di Future (ci sono stati Pluto, Astronaut Kid ecc ecc) è Il Mago, e non lo è tanto per nuove capacità divinatorie quanto più per saggezza e autocoscienza.
Sembra che Future stia cambiando pelle. Sembra diverso, sembra che veda la droga, le donne e tutto il resto con occhi nuovi, ma per rendersene conto bisogna assolutamente vedere il documentario. Disponibile solo su Apple Music (niente panico i primi trenta giorni sono gratis) con lo stesso titolo dell’album, il documentario racconta Future attraverso video di quando era giovanissimo, riprese del suo ultimo tour e interviste ad amici e colleghi (Drake, Metro Boomin, Dj Khaled ed altri).

Il prodotto che ne salta fuori è un ritratto che coglie molte sfumature del lato più umano del Wizard, e nel 2019, su documentario, Future stupisce sicuramente più come uomo che come artista: la stessa persona che nel 2011 rilanciava la moda della codeina con Dirty Sprite adesso prega con il suo staff prima di salire sul palco, la stessa persona che “scopa la tua tipa in ciabatte Gucci” (Thought It Was a Drought) oggi coccola la figlioletta nel backstage, la stessa persona che ha influenzato (forse più di chiunque altro) l’immagine del trap boy oggi guarda dentro una telecamera per confessarci che quella stessa immagine è una bugia, una finzione.

“Della persona che sono (veramente) non posso neanche parlare. Sto dicendo cazzate. Amico guardami. -ride- Vi sto dicendo cazzate. Metà delle cose che vi dico sono mezze verità ma anche no. È il business delle cazzate. -ride- Ora faccio quello che serve al business.” (dal documentario THE WIZRD)

Concludendo, amo le trovate commerciali e amo parlarne. Credo che anche da queste piccole trappole figlie del marketing si possa testare la creatività di un artista. Perché limitarsi a copiare Kanye West quando, con un po’ di storytelling, si potrebbe raccontare qualcosa di nostro? Perché limitare la propria immagine nel recinto plasticoso del trap boy sregolato quando con un pizzico di umanità si potrebbe guadagnare la comprensione e la simpatia dei propri fan?
Probabilmente Future non ha fatto il disco dell’anno, ma forse, nella sua nuova sfera di cristallo, ha intuito qualcosa che a molti ancora sfugge.

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