Porti Aperti o Morte: l’installazione di Eron a Rimini fa riflettere

Eron è un artista di fama internazionale, il primo a portare la street-art dentro una chiesa. Nel tempo si è specializzato nel ricreare figure evanescenti realizzate con un’incredibile padronanza tecnica della bomboletta.

Per la prima volta oggi lo vediamo alle prese con un lavoro di tipo concettuale ed installativo, l’artista ha infatti affisso a Rimini due cartelli segnaletici: uno con una barca e la scritta “porti aperti”, l’altro col mare e la scritta “morte”. Il messaggio in questo momento storico è lampante, l‘artista vuole evidenziare le conseguenze della chiusura dei porti attuata dal governo leghista.

Non è la prima volta che Eron tocca il tema dei migranti, lo ha fatto di recente con la sua opera “Soul Of The Sea”, realizzata sulla fiancata di un relitto navale: i volti di una madre migrante e della sua prole raffigurati con l’inconfondibile stile di Eron, che ha la capacità di far riaffiorare dalle superfici le immagini, come fossero fantasmi che abitano i muri (o in questo caso le lamiere) dei luoghi su cui va a aintervenire.

Se non bastasse in quell’occasione lo street-artist ha mandato Mamadou, un’ambulante riminese, a ritirare il premio in sua vece, come a ricordare a tutti che quei volti che attraversano il mare non esistono solo nei dipinti e nei telegiornali, ma sono persone come noi, tra di noi.

Dopo Banksy un altro artista a prende parola contro il razzismo che serpeggia nella nostra società. Il potere delle immagini può essere un importante contropiede alla propaganda leghista, complimenti ad Eron.

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