Pete Rock e il ritorno della SP-1200

Nato nel 1970 a New York nel Bronx da una famiglia di immigrati giamaicani, Pete Rock è uno dei più prolifici, rispettati ed influenti produttori hip hop al mondo, capace di creare un suo sound personalissimo ed acclamato.

Trasferitosi nel 1977 nel quartiere di Mount Vernon, Peter O. Philips crebbe influenzato dal reggae e dal soul, in un’intervista racconta che alla morte di suo padre ereditò oltre 50.000 vinili. Altra grande influenza fu per lui la radio, grazie a personalità del calibro di Afrika Bambaataa e Mr. Magic su WHBI o Jazzy Jay in onda sulle frequenze di 98.7 KISS.

Durante le superiori, nel 1984, fa amicizia con Corey Brent Penn dando vita al celebre duo Pete Rock & CL Smooth: dal 1991 al 1994 sforneranno un ep e due album (All Souled Out, Mecca And The Soul Brother e The Main Ingredient) destinati a rimanere capisaldi del suono East Coast.

Parallelamente grazie al cugino Heavy D entra in contatto con Marley Marl che stava cercando un sostituto per mixare i dischi in radio su WBLS (il dj Keevy Kev era infortunato a causa di un incidente stradale). Il programma, che il più delle volte non aveva nemmeno una scaletta pianificata, fu cartina tornasole dell’abilità di Rock nel mescolare i brani che andava scoprendo nella sua inesauribile attività di digger.

Conclusa l’esperienza con Smooth, Pete Rock inizia la sua carriera solista che ad oggi è lontana dall’esaurirsi e vede in Return of the SP1200 solo uno dei molti lavori promessi per il 2019.

Il primo nato di questa nuova fase è Soul Survivor. Producer album uscito nel 1998 che vanta un numero spropositato di collaborazioni, non solo dalla East Coast: il singolo Tru Master porta sulla traccia Inspectah Deck del Wu-Tang e Kurupt della Tha Dogg Pound, un vero cocktail di rime esplosive. Delle registrazioni rimane anche un interessantissimo documentario.

Sviluppato all’interno della corrente jazz rap, ma non legato solo a questa, il suono di Pete Rock richiama il timbro dei vecchi vinili. I suoi sample, prevalentemente chicche R&B, funk e jazz, sono una tavolozza dentro la quale crea melodie dalle bassline potenti, eco di quelle giamaicane, e – la parola a Bassi Maestro e Dj Shocca – capaci di “cambiare il mood del campione”. Le principali tecniche sono: chopping, filtering e layering, un tratto distintivo – soprattutto nella prima produzione – è l’uso dei fiati a supporto del groove.

Alcuni beat contengono un intro (o un outro) che sono modulari rispetto al beat stesso, in Making Beats: The Art of Sample-Based Hip Hop, questa particolarità viene letta come un modo di dar sfoggio alla sua collezione da un lato, dall’altro come un modo per sfidare gli altri produttori nel creare o riconoscere nuovi sample. Ad oggi, quelli riconosciuti sono ben 1536.

Una larga parte della sua produzione passa attraverso la storica SP-1200. Strumento prodotto per la prima volta nel 1987 che assunse lo status di leggenda tra produttori come: Beastie Boys, Dr. Dre, Roni Size, Madlib, The Prodigy. Sia campionatore che drum machine, l’SP-1200 ha specifiche di campionamento limitate a 10 secondi e una risoluzione a 12-bit che si sostanzia nel timbro “caldo” del suono in vinile. Inoltre offre la possibilità di salvare la propria musica con un ingresso Floppy Disk.

A questa macchina è dedicato il nuovo album strumentale di Pete Rock, che la conosce così bene da segnarsi le note per suonare direttamente sui pad.

Return of the SP1200 porta su vinile (sarà disponibile sui servizi streaming solo dal 26 aprile) quindici inediti composti tra il 1990 e il 1998. Una vera immersione nella potenza del suono golden age accompagnata dagli scratch di J Rocc fondatore della crew di Dj turntabilist californiani Beat Junkies.

La copertina curata da Sanford Greene, disegnatore in casa Marvel che aveva già curato la variant Hip Hop di New Hawking-Eye , è ispirata allo “Spiderverse”.

Nella cover Pete Rock produce accerchiato da quella che ha definito la “american madness” contemporanea: poliziotti e sostenitori di Trump coi famosi cappelli MAGA incombono su di lui. Pete gli volta le spalle e continua a guidare una rivolta culturale che passa dal movimento “Black Lives Matter” ai fondi per l’istruzione: la sua arma l’SP, i suoi proiettili i beats.