Noyz Narcos: passato, presente e futuro

Breve premessa: Noyz Narcos è un rapper che mi ha cresciuto. Sempre in “heavy-rotation” sul mio mp3 fino ai 16-17 anni e quando passavo le serate in quartiere con la balotta non c’era una volta in cui non partisse Deadly Combination (In The Panchine). Detto ciò potete immaginarvi la fotta che mi ha generato tutta questa cosa di Enemy, tant’è che mi sono messo a scrivere questo articolo ancora prima che uscisse.

Facciamola breve: il Noyz “pischello” è soprattutto un writer assetato di metallo che pitta qua e là per la capitale, dopo aver bazzicato vari ambienti e crew della scena romana nel 2003 entra nei Truceboys, allargatisi poi nel TruceKlan. Incide il suo primo album solista Non Dormire nel 2005 e nei 5 anni successivi è un crescendo di album, singoli, scandali, arresti e successo per Noyz e per tutto il Klan. Con gli anni dieci la gavetta è ormai finita da un po’: dopo aver collaborato con tutti i nomi caldi della scena tra Ministero dell’inferno e Guilty per lui è il momento di affrontare il grande pubblico con Monster. Il resto è storia recente.

Mi piace definire lo stile di Noyz “pulp-rap”, in riferimento all’immaginario di Quentin Tarantino che l’ha sicuramente ispirato; se dovessi insistere su questo parallelismo direi che in Sangue, Non Dormire e Verano Zombie abbiamo di fronte il Tarantino splatter di Grind House o Dal Tramonto All’Alba, con Guilty ed i Best Out Mixtapes ci troviamo a guardare l’evoluzione stilistica di Pulp Fiction o Le Iene, mentre con Monster è un po’ come Kill Bill e Unglorious Bastards: ci sono nuovi mezzi, nuovo pubblico, nuove possibilità e nuove ispirazioni, ma la matrice è sempre quella.
Poi arriva la svolta western, Localz Only con Fritz Da Cat, in cui vediamo Noyz giocare fuori casa e cavarsela egregiamente, provando di aver attuato una maturazione artistica incredibile e di poter catturare anche il grande pubblico, un po’ come Django e The Hateful Height.

Ma arriviamo ad Enemy, il suo nuovo progetto, un disco che si presenta quasi come un testamento e che a detta di Noyz “potrebbe essere l’ultimo”.

La critica che ho sentito più frequentemente  è stata sicuramente quella di aver dato poco spazio ai suoi “eredi” in questo testamento, rilegando la partecipazione di Coez, Capo Plaza e Achille Lauro ai soli ritornelli. Su questo posso essere d’accordo coi critici, ma ci sono anche scelte di buget ed etichetta che non dipendono sicuramente da lui… e poi i ritornelli sono uno più figo dell’altro: quello di Sputapalline è così truce che potrebbe averlo scritto Noyz ma si scioglie come zucchero se lo canta Coez; in Casa Mia vediamo Capo Plaza che palleggia sul beat con un flow veramente notevole mentre Achille Lauro mette ancora più pathos ad un brano impegnato come R.I.P.

Continuando sui featuring c’è Mic Check, in cui tra beat e strofe Noyz e Salmo rievocano un passato hiphop glorioso senza ricadere nel già sentito; in Matanza il giovane Rkomi caccia una strofa più classica e impostata del suo solito; la chicca del disco è sicuramente Borotalco, in cui si incontrano due generazioni e due narrazioni diverse della capitale: quella “truce” di Noyz e quella “love” di Carl Brave e Franco 126.

Tutto questo clamore intorno ai featuring però sta rubando un po’ di spazio ai pezzi solisti: Niente X Niente è un massacro all’arma corta (“Questa gente n’vo altro che sangue, nun c’avemo nient’altro da daje”) mentre Vato Loco è più come un’auto che si lancia sulla folla; Mark Renton è un tributo al protagonista di Trainspotting e Lone Star è una retrospettiva personale tutt’altro che nostalgica che prosegue nella title track, Enemy, che chiude tematicamente il disco con un ritorno alle “panchine” dove tutto è nato. Restano poi Training Day e Lobo, anticipazioni del disco che avevano messo in luce la crescita stilistica di Noyz già un anno fa.


illustrazione di @haineart

In precedenza eravamo stati piuttosto duri sul nuovo disco di Mezzosangue proprio perchè non era stato in grado di coniugare coerenza ed innovazione, Enemy invece è un disco che ha saputo tenere insieme il classico stile di Noyz e le nuove influenze e personalità della scena, senza suonare vecchio o forzatamente “fresco”. Per questo Noyz Narcos è “passato, presente e futuro” ed insieme a pochi altri ancora in gioco dimostra come la vecchia scuola sia in grado di restare sul pezzo e dettare l’andamento a tutta la baracca.

Questo è quanto: spero che il prossimo film di Tarantino sia figo quanto il nuovo disco “der Noyz”.

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