Not All Heroes Wear Capes: il ritorno dello Boomin – Recensione

Not All Heroes Wear Capes è il nuovo album del giovane super producer di St. Louis: Drake, 21 Savage, Travis Scott e un sacco di altri pesi massimi tra i featuring.

“Metro Boomin want some more, nigga”

Se non avete mai sentito queste parole vi dovreste vergognare. Ma sono buono, vi perdono e vi faccio un riassunto:

Leland Tyler Wayne, aka Metro Boomin, classe 1993, è considerato al giorno d’oggi (spoiler) uno dei producer più influenti del panorama statunitense. A confermarlo è la matematica. Infatti è imbarazzante sia il numero di rap star con cui ha collaborato negli ultimi anni, sia la quantità di streaming e visualizzazioni che ha accumulato sulle varie piattaforme.

Nel 2013 esordisce con 19 & Boomin, suo primo lavoro da solista, dove sforna strumentali potentissime per Gucci Mane, Young Thug e Future (non aveva neanche vent’anni). Il giovane riuscirà a distinguersi grazie allo stile cupo e aggressivo, caratterizzato da melodie ipnotiche condite da massicce linee di basso. Negli anni successivi seguirà da produttore esecutivo la realizzazione di What a Time to Be Alive (super-mixtape di Drake e Future del 2015), poi produrrà Savage Mode (per 21 Savage nel 2016), Droptopwop (Gucci Mane, 2017), Without Warining (Offset e 21 Savage, 2017) e a dir la verità molto altro.

La sua ultima fatica dietro il mixer, prima di quest’ultimo disco, risale a dicembre 2017. L’album era Double or Nothing, realizzato a quattro mani con Big Sean e lanciato dal singolo Pull Up N Wreck, pezzo che divenne subito una hit.

Hit, ecco la parola che stavo cercando. Non possiamo evitare di pronunciarla quando si parla di Metro Boomin. Il ragazzo in questione è sempre andato molto d’accordo con la RIAA (sono quelli che, in questo caso, ti contano gli streaming in giro per gli States per poi dirti quanti platini hai fatto).
Ecco i dati sulle sue produzioni:

  • Jumpman prodotta per Drake e Future nel 2015 fa cinque platini
  • Low Life per The Weeknd: altri cinque
  • Bad and Boujee lanciando Culture dei Migos ne fa quattro
  • Mask Off di Future ne fa sempre cinque

Congratulations di Post Malone ne fa addirittura otto…
Ve lo dicevo anche prima. Sono numeri davvero imbarazzanti.

Ma quindi il nuovo album com’è?
Not All Heroes Wear Capes mi piace un sacco. Ed evidentemente non piace solo al sottoscritto, l’album infatti è subito schizzato al primo posto della Billboard 200.
Comunque; gli ospiti sono tutti di prim’ordine (21 Savage, Travis Scott, Drake, Offset, Gucci Mane, Young Thug, Gunna e tanti altri) e le produzioni su cui si muovono compongono un tappeto sonoro davvero prezioso.
Nel disco, infatti, possiamo trovare i classici beat cattivoni alla Boomin (la parte sussurrata di 21 in Don’t Come out The House potrebbe tranquillamente essere uscita da un film di Rob Zombie), ma non mancano neanche le aperture verso altri universi musicali. Colpisce sopratutto la sapienza con la quale il Producer riesce a gestire artisti dallo stile più melodico, come Swae Lee, (parliamo di Borrowed Love) senza risultare forzato e come mantenga uno stile riconoscibile anche nelle produzioni più distanti dai suoi soliti canoni (prendete ad esempio il groove reggaeton di Only You).
Il disco in sostanza funziona perché conferma il carattere di Metro Boomin pur allargando notevolmente i suoi orizzonti stilistici.

Ora probabilmente dovrei concludere facendo un’analogia tra il producer e Star Wars per dare un senso al titolo dell’articolo, ma per vostra fortuna l’appuntamento con le mie capacità metaforiche è rinviato al prossimo articolo. Siete stati graziati.