Moro – Illustro chi illustra

Seconda puntata di “Illustro chi illustra“, rubrica nella quale approfondiamo il mondo dell’illustrazione e del fumetto tramite la voce di chi li fa.

Questa settimana ho intervistato Moro, di cui qui sotto vedete l’autoritratto e la foto.

Racconta chi sei, dove vivi, come ti identifichi nel mondo dell’arte e qual è il tuo percorso accademico. Mi chiamo Moro, in realtà Francesco Moretti ma ho perso il ricordo dell’ultima volta in cui qualcuno mi ha chiamato così, perciò il nome d’arte è venuto da solo. Ho 24 anni ( eh, sì anche questo numero cambia sempre nelle interviste, sto crescendo ) e vivo a Pesaro, sai quelli della Rossini, l’uovo con la maionese sulla pizza? Eh, siamo noi. Ho studiato presso la vicina Urbino all’istituto d’arte seguendo il corso di disegno animato e fumetto. Sono 3 anni che seguo fiere e festival di fumetto indipendente ed esordiente. Le atmosfere mi coinvolgono a pieno, non solo per proporre il mio lavoro e vendere il più possibile, ma sopratutto per l’aria che si respira, che ovviamente garantisce lo scambio di pareri, tecniche ma anche souvenir.

Che musica ascolti mentre disegni? Consigliaci un pezzo. La mia giornata inizia con una bella tazza di caffè e il mio book aperto davanti agli occhi. E come incominciare il tutto se non con la canzone giusta. Il mio mood lavorativo è molto “noise”, spesso la mattina ricerco nella musica sonorità non sempre ben definite; lo sporcarle a me concentra, per carità anche una cassa dritta mi concentra e spesso ascolto Techno, ma ricerco sempre quella sfumatura sporca anche lì. I miei consigli sono:  Apparat – Heroist \ Deathkult Disciples – Ho99o9 \ Rival Consoles – Untravel \ Lantern – Cimitero 

Cos’era il primo disegno che hai visto di cui hai ricordo? E il primo che hai fatto? Mio padre e mia madre hanno sempre disegnato, uno simbologia sacra e icone, mentre l’altra capi di alta moda. Se aggiungo che sono sempre stato abituato ad andare al cinema di famiglia che passa solo film d’autore, posso solo ringraziare l’universo per essere stato sempre circondato da tanta bellezza. Siamo appassionati di arte. Un aneddoto che racconto spesso è questo: da piccolo, seduto sul tavolo dalla nonna che presi un foglio, una penna e cominciai a disegnare spirali una dentro l’altra. Un movimento abbastanza comune per chi impugna per le prime volte penne o simili. Mio padre entrò nella stanza ed esclamò “Oh! allora ti piace disegnare, eh? Allora sei un artista!”. Inutile dire che da quel giorno in poi avrei sempre disegnato.

Mentre prepari un progetto importante, tendi a parlarne con tutti o a chiuderti finché non hai finito? Ne parlo decisamente con tutti. Non tanto per manie di protagonismo, ma per capire cosa può pensare una persona esterna del mio lavoro. Inoltre esprimersi aiuta a capirsi e a esplorarsi, a volte se fatto con più persone ci si analizza in collettivo. Lo trovo bello. 

Ti piacciono i tuoi vecchi lavori? Ogni quanto vedi un salto di qualità? Certo che mi piacciono i miei vecchi lavori! Se 3 anni possono definire vecchio un lavoro. Si migliora e si migliorerà sempre, però i miei disegni raccontano sempre una situazione e un contesto che trovo fondamentale per capirmi. I salti di qualità li faccio decisamente dopo le fiere, dopo essere tornando a casa, dopo tutto quello che hai visto e assimilato diventi una fornace. 

Chi ti ispira e perché? Altri autori, i tuoi amici, i tuoi amori o chiunque. Mi ispira innanzitutto chi come me partecipa al mondo delle fiere, è come se fossero la prova che non sono solo. Creare una rete di persone con un pensiero comune è gratificante.  Naturalmente anche io sono ispirato da autori come Toppi, Battaglia, Gipi, eccetera. Ma chi non lo è? Pesaro è ricca di situazioni che permettono lo sviluppo di contesti artistici, oltre a quello dei fumetti, c’è anche quello dei graffiti, quello della serigrafia e stampa, quello della musica, quello degli studi, e quello dei locali che offrono lo spazio proprio per questo tipo di attività.  E’ una situazione di cui sono stato sempre grato. C’è una certa complicità nel fare le cose a Pesaro.

Quale è stato il tuo più grande flop inaspettato? E il tuo più grande successo? Diciamo che tutti e due sono la stessa cosa per me. Gli ultimi due fumetti che ho pubblicato parlano di un contesto comune: gli amici, il tradimento e il dubbio. Caratteristiche che si riscontrano nella vita di ognuno di noi, ma come spesso capita certe situazioni si ripetono. E’ difficile da spiegare, e non vorrei a questo punto dell’intervista sembrare matto, ma le storie dei miei fumetti si sono riscontrate nella realtà che avevo intorno, senza colpirmi direttamente ma alcune persone della mia vita. Portando alcuni a pensare di essere i personaggi di cui parlava il fumetto.  Quello delle storie è un mondo strano, ma questo mi fa capire quanto sia intenso il raccontarle.

Le tavole che seguono sono “Le mirabolanti avventure di Mr.Varis

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