Mezzosangue: (non) è valso l’attesa – Recensione

Mezzosangue è uno degli ultimi alfieri della cosiddetta “vecchia scuola”: un liricista impeccabile a livello di contenuto, poetica, tecnica e tutto ciò che fa parte dell’MCing, ma soprattutto è ancora in grado di imporsi sulla scena nonostante abbia sempre mantenuto un livello di coerenza incredibile.
Questa sua intransigenza è però costata cara al suo ultimo album, identico in tutto e per tutto alle produzioni precedenti e incapace di portare una minima parvenza di innovazione.

Tree – Roots & Crown è un album strettamente hardcore, in piena continuità con la tradizione romana: Mezzo distrugge i beat col suo timbro graffiante e cupo, le basi gli fanno da spalla con sonorità che vanno dal noir allo splatter, con richiami alle colonne sonore dei Goblin, al punk e al metal.
Le rime serrate di Mezzo lo aiutano a farsi strada in un mondo dove bisogna confrontarsi giorno dopo giorno con la falsità, l’ingiustizia e l’incoerenza; un mondo dove chi prova a ribellarsi è emarginato se non addirittura bullizzato; un mondo dove solo la musica rappresenta un’ancora di salvezza dai propri demoni interiori.

La linea di confine tra coerenza stilistica e monotonia però è incredibilmente sottile e il rapper romano sembra essere scivolato sul lato sbagliato in questo suo ultimo disco.
Come ho detto prima l’album è hardcore puro, forse troppo, è troppo puro e troppo ripetitivo. Non vorremmo mai ricadere nella spocchia da recensori ma bisogna essere oggettivi: qui stiamo indietro di almeno 3 anni e questo è, in parte, dovuto anche alle vicissitudini che hanno prolungato di molto l’uscita del progetto.

Di fatto suona vecchio ma gli mancano il calore e la ruvidità  che solo la vecchia scuola poteva permettersi, quella dei Colle di Odio Pieno e anche, sicuramente, del suo primo mixtape Musica Cicatrene del 2012 (quando quella scuola era ormai agli sgoccioli).
Ma forse il problema non è nemmeno tanto il suonare vecchio, che potrebbe essere una scelta artistica su cui non posso mettere bocca se non per un parere personale, il vero problema è la ripetitività: sia guardando cronologicamente la carriera dell’artista sia prendendo in considerazione il singolo album le tematiche rimangono quelle solite, le sonorità anche, per il flow stessa cosa e via dicendo.
In una società in cui i trend cambiano settimanalmente questo ripetersi può essere molto rischioso: non che per questo si debba inseguire ogni moda passeggera ma forse converrebbe trovare delle formule efficaci per rinnovarsi senza riciclarsi.

Purtroppo è stata una cocente delusione per chi come me aveva posto tantissime speranze in un artista con le potenzialità di Mezzosangue.
Spesso l’hype, quella condizione di aspettativa creata dalle lunghe attese, può rivelarsi la più pericolosa delle armi a doppio taglio: un album con un così bel concept, diviso in due parti che rappresentano la corona e le radici dell’albero, avrebbe sicuramente avuto un’altra rilevanza se fosse arrivato all’improvviso e magari un annetto fa.
Invece oggi sa un po’ di minestra riscaldata, non stupisce e non incuriosice, ogni traccia ti fa confidare nella seguente fino a che, a fine album, senti solo quel sapore di già sentito.

Sicuramente non è un disco da buttare e dimenticare, sicuramente soddisferà i fan più accaniti e nostalgici e sicuramente Mezzo è ancora un artista da tenere d’occhio.
Ci dispiace se siamo stati duri, ma scriviamo queste parole nella certezza che un talentuoso rapper come lui saprà rialzarsi ed imparare da questi errori. Poi magari le vendite smentiranno la nostra opinione e il disco sarà un successo, ce lo auguriamo. In ogni caso  vi consigliamo di ascoltarlo anche solo per gli importanti contenuti che offre, lasciandovi trasportare nel mondo oscuro ma ormai familiare di un artista tutto sommato nuovo ma già classico.

P.S. Mezzo è e rimane un grande rapper e soprattutto un animale da palco come pochi altri, non fate l’errore di perdervi il suo live all’Estragon di Bologna solo perchè questo disco non vi ha entusiasmato.
Ci vediamo là il 20 Aprile.