“Mattoni” nel castello di Night Skinny – Recensione

Evitiamo di scadere nel banale confronto con MM4 o nelle speculazioni sul “disco dell’anno”: cerchiamo invece di capire cosa rappresenta questo nuovo tassello nell’architettura di Night Skinny.

Pur venendo da una realtà provinciale come il Molise l’arrivo di Skinny nella scena è stato proprio all’insegna dell’internazionalità e dell’avanguardismo: nel 2010 il suo primo disco Metropolis Stepson viene pubblicato dal ramo europeo di Relief Records, una casa discografica newyorkese. Al disco parteciparono (accanto a leggende nostrane come Lord Bean, Dj Lugi e Tormento) diversi rapper della scena alternative-hiphop di NY come Vordul Mega e M. Sayyid. Nomi che pur essendo molto underground all’epoca rappresentavano una connessione importante con la scena “originaria” degli USA.

Già in Metropolis Stepson, che pure era un lavoro fortemente sperimentale rispetto a quelli che l’hanno seguito, si distinguevano alcuni elementi ricorrenti nella produzione di TNS, come l’attenzione all’aspetto visivo tramite la creazione di numerose cover. Una di queste costanti è sicuramente l’amore per il sampling, l’arte del campionamento che è stata fondamentale per la nascita dell’hiphop.

Night Skinny ha sempre dichiarato questo amore, ribadendo in più occasioni la volontà di riportare in auge il campionamento in un’epoca che tende a suoni sintetici e melodie minimali. Il suo stile si riconosce subito nella ricerca e ancora di più nell’uso, estremamente libero, che fa delle porzioni di brani che manipola.
Arrivando finalmente a Mattoni possiamo notare che questa tendenza non è stata abbandonata: la hit dance All Around the World che viene ripresa in Saluti o il brano samba Deixa a Gira Girar che viene riconvertito in reggaeton per Quentin40 ed Ernia ne sono un’ottimo esempio.

Un aspetto interessante di questo disco è la sua genesi, avvenuta durante un viaggio a New York con Noyz Narcos e Luchè: il figliastro della metropoli che aveva portato l’america in Italia ha trovato linfa ispirazionale proprio tra le strade della grande mela. Stando ai racconti di Skinny i tre si sarebbero chiusi in uno studio di Brooklyn nei giorni in cui hanno girato il video di Casa Mia, qui è nato il primo pezzo del disco: Attraverso Me di Luchè.

L’unica pecca di Mattoni, che è la stessa che ho trovato in Pezzi, è la mancanza di una continuità e di una compattezza che era invece presente nei suoi precedenti progetti. I dischi si profilano come semplici compilation senza un’unità concettuale o sonora e i titoli ribadiscono questa idea buttandola in ironia.
D’altra parte oggi la mentalità di mercato porta a basare i progetti sulle potenziali hit e sui vari target da coprire, rendendo tanti dischi delle semplici playlist. Il fatto che artisti come Night Skinny o Salmo giochino consapevolmente su questi fattori può dare risultati molto interessanti.

Sul “rap” non ci soffermeremo in questo articolo (ci torneremo presto con Le migliori punchline di Mattoni) ma è importante ribadire un concetto che hanno già espresso in molti: i dischi di Night Skinny sono delle fotografie estremamente fedeli della scena, la presenza di colonne portanti (Fibra, Marra, Noyz) accanto a rapper nuovi e nuovissimi (Madame, Shiva, Speranza) ci restituiscono un panorama esteso del rap-game italiano.

Per concludere possiamo dire che Mattoni va a comporre un nuovo piano nel castello di Night Skinny. La sua architettura ha uno stile tanto versatile quanto riconoscibile, in grado di rappresentare nel dettaglio il suo tempo e contemporaneamente avere una personalità unica.