Massimo Pericolo: analisi dei testi (come se ce ne fosse bisogno)

E infatti non ce n’è alcun bisogno: il suo punto di forza è stato proprio l’essere diretto come uno schiaffo in faccia. In un mercato musicale che crea sempre più “prodotti” l’autenticità di rapper come Massimo Pericolo ha fatto parlare tantissimo.

Il disco si apre con 7 Miliardi, più che uno schiaffo proprio un pugno sui denti. Con questo pezzo MP ha stupito tutti mostrando il suo lato più cinico, rabbia e disillusione però si sciolgono nel verso finale: “voglio solo una vita decente”.
La chiave di lettura del brano ce la forniscono queste barre cariche di nichilismo ma è solo dalla prospettiva del verso conclusivo che si può osservare a tutto tondo la poetica di Massimo Pericolo.

Sono il futuro, ma senza un futuro (gang)
Sul tuo mutuo del cazzo ci sputo (skrrt)
Siamo sette miliardi, fotte un cazzo degli altri
Voglio sette miliardi, ho detto sette miliardi

Quel “no future” che ha accompagnato le culture giovanili dall’esplosione del punk in poi qui trova una svolta inaspettata, la ricerca della quiete in un mondo turbolento, caotico e prossimo all’apocalisse.

Il pezzo successivo vede la partecipazione del romano Ugo Borghetti direttamente dalle fila della 126/Lovegang, si intitola Ansia e bastano le due barre d’attacco per capire dove si andrà a parare ma non fraintendetemi, è uno dei brani più profondi del disco.

Fumo l’erba per l’ansia ma c’ho l’ansia per l’erba
Sì lo so fra’ tutto passa ma l’attesa è una merda

C’è un che di geniale nelle rime di Massimo Pericolo e non sento di esagerare dicendo che abbiamo di fronte un vero prodigio, non tanto nella tecnica quanto nella sua abilità comunicativa: ogni immagine è vivida, ogni affermazione è schietta, concetti ed emozioni sono sempre espressi nella maniera più immediata e potente possibile. 

La tracklist continua con Cocco, una digressione su amore e cocaina, e Sabbie D’Oro con Generic Animal. In questa traccia, già pubblicata tempo fa poi rimossa e rilanciata nelle ultime settimane con un video, MP tratteggia le insicurezze di una generazione precaria: non sarebbe nulla di nuovo se non vedessimo il tutto da una prospettiva diversa rispetto alla narrativa metropolitana a cui, soprattutto in ambito rap, ci siamo abituati.

Ne ho combinate un paio
E ho fatto l’operaio
Coi soldi su un solaio
Mai stato in un solarium

La storia di Massimo Pericolo è quella di un ragazzo di provincia “Agitato come il lago che bagna la spiaggia” della sua Brebbia, a pochi km da Varese, preso da dinamiche completamente diverse da quelle che si possono vivere nelle periferie delle grandi città. Mi viene in mente la rabbia che il giovane Fabri Fibra si portava dalla sua Senigallia, distante e marginale.

Arriviamo alla title-track, Scialla Semper, che riprende il nome dell’operazione di polizia che nel 2014 gli è costata due anni di arresto. Qui il tema del carcere, ricorrente nella sua produzione, viene ulteriormente approfondito e messo a critica in maniera impeccabile:

Andate a fare in culo, l’impiego onesto
A noi non ce lo dà nessuno, voi fate il resto
Vuoi fermare il fumo? Spegni l’incedio
Non ci metti al sicuro, ci metti dentro (gang)

Nei primi tre versi MP evidenzia le ragioni che portano alla criminalità e con quella metafora “fumo/incendio” espone l’assurdità della giustizia: intervenire su un disagio sociale così profondo reprimendone le manifestazioni più superficiali come lo spaccio. L’ultimo verso invece smonta con grande semplicità tutto il presunto sistema correttivo del carcere.

Soldati è uno dei brani più “rap” in senso stretto, il ritornello riprende una popolare filastrocca antimilitarista e il testo è un omaggio alla “fame” degli ultimi:

Io sono stanco di ‘sta gente che si incula sempre (brr-pah)
Io penso che a chi non ha niente non si ruba niente (gang)
Capisco i soldi che ha la gente da come si veste
Se non sfondo con ‘sta merda blocca le finestre

Ramen Girl è un po’ il pezzo leggero del disco, in cui esce maggiormente allo scoperto quel lato misogeno che non tutti apprezzeranno ma che fa comunque parte del suo essere “senza filtri”. Non mi soffermerò sui testi di queste tracce per non dilungarmi troppo, anche perchè la traccia conclusiva, Amici, mi ha davvero colpito.

Il brano racconta di una serata tra amici con tutte le sue dinamiche: i calcoli e i bilanci prima di uscire, le macchinate per raggiungere le feste, l’alcool scadente comprato al discount fino a quel momento in cui l’euforia allontana ogni altro pensiero e ci si riesce a godere la nottata, distanti dalle preoccupazioni del giorno: “chi senza la tipa chi senza papà”.

Potrei anche andarmene adesso
E chiudere questa partita
Senza mettermi in fila con gli altri
E aspettare che vinca la vita

Ma noi non faremo l’errore
Come fanno le altre persone
Di fare sempre la scelta più giusta
Invece di quella migliore

Siamo giovani come la notte
E urliamo quel nostro timore
Che questo vedere più chiare le cose
Andrà via con la notte, accecato dal sole

Nella terza strofa finisce il racconto e Massimo Pericolo fa una riflessione che credo racchiuda perfettamente i sogni e le insicurezze di una generazione, riprendendo anche un classico come Trainspotting. Sono parole che colpiscono e (come scrivevo per Tredici Pietro) scrivere un pezzo così intimo e allo stesso tempo così rappresentativo non è da tutti.

Rabbioso, sincero ed autentico era tutto ciò di cui si sentiva il bisogno. Tanto di cappello a Phra Crookers e Nic Sarno per aver scovato e dato consistenza sonora a un talento come questo, ottimo lavoro anche quello dell’etichetta Pluggers che trovandosi in mano questo potenziale ha scelto di sostenerlo piuttosto che “confezionarlo”.

Ci sarebbero tante cose da dire ancora ma questo articolo è già abbastanza pesante così. Sentitelo, risentitelo, capitelo: Massimo Pericolo vi sta urlando nelle orecchie che questa vita di merda va goduta fino in fondo.