Lomepal, il volto del graffiti pop francese

Antoine Valentinelli, in arte Lomepal (l’uomo pallido), a 27 anni ha alle spalle un disco come FLIP, uscito nel 2017 e certificato doppio disco di platino, e JEANNINE uscito lo scorso dicembre e già disco di platino a sua volta.

Tutto questo senza una grande etichetta alle spalle, in modo totalmente indipendente. Come ci ha tenuto a spiegare lui stesso dopo che JEANNINE è diventato disco d’oro in 10 giorni dall’uscita.

Quindi se volete iniziare un viaggio dentro l’indie rap franco-belga è proprio da Lomepal che dovreste iniziare, e sì, dico franco-belga perché l’asse Parigi-Bruxelles è ben presente nella sua produzione musicale, basti pensare al featuring con Roméo Elvis in 1000°C e all’amicizia con Caballero che va avanti dai suoi primi EP.

Il legame tra questi artisti e in particolare il personaggio eccentrico di Roméo Elvis probabilmente meritano un articolo a parte. Un’altra collaborazione che vale la pena di citare è quella con gli Alt-J nel remix di 3WW contenuto in REDUXER, una versione decisamente più internazionale e hip hop del loro ultimo album (RELAXER).

È stata proprio questa collaborazione a far esplodere anche all’estero la musica di Lomepal, a tratti cantautorale a tratti decisamente più hip hop. Infatti è proprio da uno stile decisamente rap che l’artista parigino proviene e lo si può ascoltare nei suoi primi EP. Con FLIP, album che ha coinciso col suo successo, inizia una fase più sperimentale.

Yeux Disent, uno dei singoli estratti da FLIP, ha quasi 50 milioni di views su YouTube. Un pezzo decisamente diverso da altri del disco che giocano sulla figura della rockstar e il mito della gioventù, come in 70, nel cui video Lomepal, Caballero e gli altri loro amici si trovano improvvisamente ad avere qualche anno in più – “70, un âge que j’atteindrai sûrement jamais” (70, un età che sicuramente non raggiungerò mai) – senza rinunciare ad alcool, groupie e giri in cabriolet.

Arriviamo finalmente a JEANNINE. È sicuramente un disco più intimo e introspettivo, oltre che lungo, con le sue 17 tracce.

In Yeux Disent Lomepal diceva “Je pouvais devenir un artiste, alor je l’ai fait” (Potevo diventare un artista, allora l’ho fatto). La prima traccia di JEANNINE Ne me ne ramène pas – inizia con “Ça y est, j’ai fini par avoir tout ce que je voulais” (Questo è tutto, ho finito per avere tutto quello che volevo).

Ma l’artista è consapevole che nulla è per sempre e il suo posto è “con un piede nel ghiaccio e l’altro sulle fiamme” e questa precarietà inevitabile accompagna tutto il disco.

Sia chiaro, Lomepal è tutt’altro che un Leopardi moderno, ha una personalità solare e basta andare sul suo Instagram pieno di meme e autoironia per accorgersene.
La precarietà è generazionale ed è intercettata da tutta la scena indie
. Un esempio in Italia è Calcutta che deve buona parte del suo successo a un meccanismo di immedesimazione generazionale e immagini quotidiane alla “Ho lavato i piatti con lo Svelto”.

Il secondo singolo estratto da FLIP – dopo 1000°C – è Beau la folie, un pezzo in cui Lomepal racconta la storia di sua nonna. Una storia complicata di una famiglia disfunzionale, di un nonno assente e di una nonna pazza- “Ma grand-mère était folle, sans blague” – ma anche una critica alla “machine”, la società moderna.

È un pezzo che vale l’ascolto – e una traduzione, se non masticate la lingua – così come tutto il disco. Già FLIP era un disco decisamente interessante, ma JEANNINE è ancora più maturo e lascia ben sperare per una scena hip hop impegnata e pronta a fare quel salto per diventare il cantautorato di questa generazione.
Amen.

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