Lisbon, the take over: note su kuduro, dance africana e sperimentazioni nella capitale portoghese

Viaggio nella scena dance portoghese dal nostro Carlo CMP, in erasmus nella capitale.

Dopo un paio di settimane passate a Lisbona ho cominciato a prendermi male.
Più che altro ero convinto che non avrei conseguito nessun tipo di crescita musicale nella capitale portoghese: eventi per turisti, qualche serata eclatante ma non troppo, tante cose già viste.

Così sono iniziati ragionamenti del tipo “eh ma allora tanto vale andare altrove piuttosto che ai confini occidentali dell’Europa”. E’ capitato allora che tra un bagno nell’oceano e un (ottimo) piatto di pesce, cominciai a conoscere un po di gente del posto appassionata di musica e a fare esperienza dei party meno pubblicizzati del capoluogo portoghese.

Fu ad uno di questi party che, passato il malumore, mi sentii un deficiente. Vedevo gente sorridere e ballare con la massima naturalezza ritmi a cui non per niente avvezzo e che non mi sarei neanche sognato di ascoltare in situazioni del genere. Tracce conosciute da tutti, abbracci ed un’empatia degna dei migliori rave, solo con musica che prima d’ora ad un rave non avevo mai sentito.

Dopo diverso tempo riesco finalmente a lasciarmi andare e a godermi con la musica, e tornato alla normalità decido di chiudermi in casa per scoprire questo nuovo mondo musicale. E’ così che sono venuto a conoscenza di quanto forte sia realmente stata l’influenza della musica africana in Portogallo.

Se infatti generi come kudurokizomba, batida e tarraxo, di origini risalenti agli anni ’80, per lo più angolane ma arrivate dagli anni ’90 in tutto il territorio portoghese e non, hanno influenzato gli sviluppi di diversi generi e visto molte applicazioni nel recente,  tra cui molte commerciali.

Esistono molti esempi a mio parere geniali di come le potenzialità di questa musica possano essere sfruttate al meglio. Uno di questi è sicuramente Dj Nigga Fox, che oltretutto suonerà al Club 2 Club di Torino.

Direttamente dal ghetto della capitale lusofona, questo artista ha il doppio merito di aver dato voce ai bassifondi di una città sempre più turistificata e gentrificata, ed allo stesso tempo di aver spinto questa musica a dei livelli di sperimentazione decisamente elevati.

Nome di punta della Principe Records (di cui meritano attenzione artisti come dj Marfox e dj Nervoso), label specializzata nelle suddette sperimentazioni su generi di provenienza africana a cui va il merito di aver dato fama mondiale a questa musica, l’ultimo lavoro di Nigga Fox, Crâno, approda niente meno che in casa Warp.

Fatica emblematica del lavoro di questo artista, le 6 tracce che compongono il disco sembrano enucleare tutto lo spettro di contaminazioni e influenze della musica africana sul mondo della dance occidentale.

Si passa dalle bassline gonfie e travolgenti che sono state protagoniste degli ultimi sviluppi della bass music (KRK), a ritmi più chiaramente da rave come quelli di WAABA-JAH, il tutto inquadrato sempre in una cornice fatta di percussioni e ritmi africani.

Quello che ne viene fuori è una musica estremamente ricca e complessa, capace di essere sia oggetto di danze sfrenate che di uditi fini alla ricerca di nuove sonorità e sperimentazioni.

Non troviamo mai ridondanze nelle parti ritmiche, in continuo cambiamento tra e all’interno delle diverse tracce, come a voler rendere la potenza della dance africana mettendone in mostra le infinite sfaccettature e applicazioni tramite una cura quasi scientifica dei drum-pattern.

La cosa più interessante di questo lavoro, ma lo stesso si potrebbe dire anche per Marfox e gli altri artisti/lavori di casa Principe, è l’aver dato modo alla musica del ghetto di uscire allo scoperto mostrandosi in tutto il suo splendore: una musica che fa comunità, che crea coesione tra la gente che con essa è cresciuta.

La dedizione e la capacità di questi artisti è stata in grado di dar fama mondiale a sonorità estremamente legate ad uno specifico territorio ed alla sua storia, in altri casi probabilmente preda del più becero mercato di massa. Ancora una volta, la dance cui siamo abituati subisce una scossa ed ha occasione di crescere, essendo sempre più in grado di creare dancefloor che all’uniformità e alla standardizzazione dei gusti sostituiscono il meticciarsi di tradizioni musicali differenti, e delle più svariati attitudini al ballo.

E in fondo la cosa bella del rave penso sia questa: l’essere una pratica estremamente trasversale, e di conseguenza in grado di assumere le più svariate sfaccettature passando da una parte all’altra del globo, ma sempre raggiungendo il meraviglioso traguardo di creare amore e coesione tra chi vi partecipa.