La Playlist di Salmo: un concept album senza concept – Recensione

Playlist è un album curato nei minimi dettagli, come ci ha sempre abituato Salmo. Un album semplice per quanto riguarda i testi ma musicalmente vario e complesso. Ironico che il filo conduttore del disco sia l’assenza dello stesso.

Recensire un disco di Salmo per me è complicato. Difficile essere oggettivo e non lasciarmi trascinare dal fanatismo: lo seguo assiduamente dai tempi di The Island Chainsaw Massacre e dei To Ed Gein (il suo vecchio gruppo hardcore punk). Andando avanti con gli album è stato sempre più facile capirli al primo ascolto, trovarci una chiave di lettura. Ora Salmo è arrivato all’apice di questo viaggio, al punto zero.

Mi spiego meglio: di solito i concept album hanno una linea conduttrice abbastanza evidente che da senso al disco nella sua integrità e qui sta la svolta di Salmo, il fatto che la linea conduttrice di Playlist è non averne una.

Il perchè è già spiegato nel titolo: il potere delle playlist oggi è fortissimo, oltre a quelle prodotte “a mano” da ognuno di noi ce ne sono centinaia composte dai servizi streaming in base alle classifiche ed agli ascolti dell’utente, finire in una di quelle più seguite significa successo assicurato per un singolo. Salmo dal canto suo è ben consapevole dei cambiamenti nel mercato e nella fruizione di musica, come ha dichiarato a Noisey:

“Basta fare dischi, i dischi non funzionano più. Diverse persone prenderanno diversi pezzi e li metteranno in diversi contenitori, per me questo è Playlist”.

Spesso sono raccolte che vanno per generi o per mood, mischiando anche brani lontanissimi gli uni dagli altri, cercando di soddisfare i gusti degli ascoltatori: con questo album il rapper sardo ha voluto dare la sua personalissima playlist.

Questo è evidente ascoltando il disco, che altro non è che un viaggio musicale agli estremi di tutti i suoi gusti: troviamo l’hardcore-rap spinto degli esordi, lo skit con la base vicina al metal e al punk, la trappata cattiva e quella pop, il pezzo d’amore e anche molti dei suoi idoli americani (This Is America di Childish Gambino è una probabile ispirazione per 90MIN).
Insomma un gran bel miscuglio.

Questa miscellaneità si riflette come uno specchio nei featuring: Fabri Fibra, un’icona della vecchia scuola; Nitro, socio di affari splatter da anni; Coez, amico da sempre e icona del cosiddetto indie rap; Nstasia, artista abbastanza di nicchia ma che si è fatta valere come ghostwriter per Beyoncè e infine il featuring più improbabile del rap italiano, Sfera Ebbasta.

Le liriche sono tanto semplici quanto efficaci: Salmo ha una certa responsabilità, ha milioni di fan anche molto giovani ed è opportuno che veicoli messaggi importanti con un linguaggio facile, in modo che tutti possano capirli. Nel disco c’è molto del suo vissuto ma non manca l’attualità, che tratta prendendo posizioni anche dure, come quella contro di Salvini, facendolo però con quel linguaggio “popolare” che è l’unica alternativa contro il linguaggio “populista”.

Mi lamento del paese (stai zitto!)
Non arrivo a fine mese (stai zitto!)
Tutta colpa dei migranti (stai zitto!)
Senegalesi (stai zitto!) e marocchini (ma stai zitto!)
-Stai Zitto feat. Fabri Fibra

Salmo non è nuovo a questo tipo di schieramenti, mi ricordo anni fa il suo video in cui diceva gentilmente al leader del Carroccio di “fumarsi il cazzo”: altro esempio del suo linguaggio diretto e tagliente.

Unica nota di demerito sono le numerose rime sessiste, clichè del rap che in un disco di questo livello sarebbe opportuno evitare. Forse queste punchline a tema sessuale sono proprio una conseguenza di questo linguaggio “da bar”, messe lì apposta per alleggerire i testi, ma rimangono sgradevoli in molti casi. Speriamo in un’ulteriore maturazione in questo senso.

Salmo con Playlist lascia una sorta di testamento: giorni fa intervistato da Cattelan ha detto che dopo il tour si fermerà per un po’, probabilmente intraprendendo una carriera da attore, ma prima di lasciare a digiuno i suoi fan ha voluto fare questo lavoro, come a dire “Prendetevi questo, sono io, con i miei gusti, le mie esperienze, la mia vita. Ricordatevi di me”.

Un disco che farà parlare di sè per mesi se non anni, in fondo Mauri ha nel curriculum già più di un classico del rap.