kARMA: un disco, una conseguenza

Nel 2007 Kaos One inscriveva il suo nome nella storia del rap italiano con un disco: kARMA.

Se parliamo di Kaos parliamo di una leggenda, un vero dio del rap, e no, non è un’esagerazione.
La sua scalata all’olimpo è stata lunga e tortuosa e in questo articolo ci piacerebbe ripercorrerla, soffermandoci sul suo punto di apice, ovvero kARMA, che sta riportando in tour in occasione del decimo anniversario dell’uscita.

Partiamo dal principio, ma proprio dal principio della cultura hiphop in italia. Kaos One è stato infatti un pioniere assoluto, facendo parte dei Radical Stuff, una delle primissime crew italiane attiva già negli ultimi anni ’80, quando l’inglese era ancora l’unica lingua del rap.

Arriva poi il ’96 e il limite della lingua viene superato, così anche Kaos inizia a rappare in italiano e intraprende la carriera solista con Fastidio, interamente prodotto da Neffa. Per la prima volta il pubblico potè godere dei testi di una delle menti più oscure del rap nostrano.

Il ’99 è l’anno del decollo per Kaos, ormai è già considerato un veterano in una cultura ancora giovane, in quell’anno usciranno due progetti importantissimi: L’attesa, in cui Kaos inizia a levigare il suo stile e soprattutto Melma & Merda, che lo vede in squadra con Sean e Deda dei Sangue Misto.

Devono passare otto anni prima che partorisca kARMA, il mio preferito nella sua discografia e forse anche il più importante. “Don” Kaos ha 36 anni ma la rabbia e ed il “fastidio” dei suoi vent’anni non se ne sono andati, sono solo più lucidi.

Sono fiamme spente il fuoco è stato un espediente
Ho bruciato il passato e l’ho pagato col presente
Col futuro è convincente persino quando mente
Il destino è un assassino che uccide senza un movente

La maturità è raggiunta sotto tutti gli aspetti: il suo rap è più preciso ed affilato che mai e le produzioni sono curate da lui stesso, col fondamentale aiuto di tre istituzioni quali Mace, Don Joe e Dj Shablo.
La sua crescita è ancora più evidente nei testi: le grida di rabbia si trasformano in precise accuse, il nichilismo si trasforma in disillusione e le paranoie in consapevolezze. Kaos ora conosce le sue paure ed i suoi nemici e vuole metterci in guardia, narrandoci le sue esperienze.

Sarà che con quel disco sono cresciuto, ma non riesco a dimenticare le lezioni di Kaos, il suo sguardo che penetra come acido nella realtà, una critica sociale visionaria e tagliente. Personalmente è stato un maestro di vita, nel corso della mia adolescenza mi ha aperto gli occhi su molti lati in ombra della psiche e della società.

A questa vita non ho chiesto niente in fondo
Manco di venire al mondo
Mi domando se c’è un senso e non rispondo
Nascondo quel che è rimasto di me stesso
Ma ora il tempo sta scadendo e sono ancora in questo posto
Essendo disposto a barattare st’esistenza
A costo che l’odio mi prenda senza opporre resistenza
Il resto è sentenza che mi ha visto già colpevole
Insisto su un punto debole: sto Dio c’ha troppe regole

Tutto quello che viene dopo è Post Scripta, appunto. Siamo nel 2011 e Kaos ha raggiunto la quarantina, il suo quarto disco è il testamento di un veterano, dove i tre precedenti sono le sue lettere dal fronte di un’eterna guerra con l’esistenza. Kaos One qui depone le armi, firma il suo congedo, ma proprio quando tutto sembra finito eccolo che rompe la tregua, sfruttando la sua ultima pallottola per un Coup de Grâce.

Inutile dilungarsi troppo: kARMA è un capolavoro assoluto, la chiave di volta nell’arco della carriera di Kaos One e credo che quando sarò sotto il palco del Locomotiv a risentirlo dal vivo dovrò trattenere qualche lacrimuccia.