Kanye, Trump e il marketing della provocazione

Giusto qualche giorno fa dicevamo che Kanye West stava impazzendo, sono bastate poche ore per capire che in realtà era già impazzito del tutto. Hanno infatti iniziato a circolare foto di Kanye smagliante e sorridente mentre indossa il cappellino “Make America Great Again”, slogan principale della campagna elettorale di Trump.

Inutile sottolineare che l’indignazione dei fan e di tutto il mondo hiphop non ha tardato ad esplodere, compresi alcuni “colleghi” del calibro di Rihanna e Kendrick Lamar che l’hanno rimosso da Twitter.
D’altra parte come puoi reagire quando uno degli esponenti massimi della “black-culture” se ne esce dicendo che Donald Trump “è un fratello” si fa pure autografare il suo cappellino M.A.G.A.

Il flame a questo punto è acceso, la bacheca Twitter di Kanye diventa il bersaglio di tutti i curiosi, i giornalisti, i leoni da tastiera e gli stessi rapper che si sentono di intervenire sulla questione. Ad esempio Chance The Rapper, uno dei pupilli di Kanye e suo concittadino a Chicago, che ha commentato “I neri non devono essere [per forza ndr.] democratici” salvo poi scusarsi, dicendo di voler spostare il punto sulla libertà di pensiero ma di aver sbagliato il momento.

Confesso che tutta questa faccenda, dopo le uscite deliranti della scorsa settimana, mi aveva insospettito parecchio: oggi il marketing si muove proprio sul far parlare di se, sulla condivisione spontanea e anche sul cosiddetto “hating” del web.
Quale modo migliore di questo per creare scandalo e attirare i riflettori su di se?

Gli ultimi eventi per fortuna confermano questa teoria, in quanto Kanye ha rilasciato, tramite la homepage del suo sito kanyewest.com, una canzone intitolata Lift Yourself: un tripudio di versi non sense con richiami fecali tipo “poopty-poop” e via dicendo. In pratica ha cagato in testa a tutti.

Succede quindi che, nell’era delle fake-news e dell’odio digitalizzato, qualcuno sia in grado di prendere per il culo il mondo intero con una scioltezza micidiale. Ma qual’è il limite in questo? L’immagine di Kanye con quel cappellino non rimane disgustosa? Non sarebbe giusto aspettarsi un passo indietro ufficiale da quelle dichiarazioni invece che ulteriore “trolling”?

A questo proposito arriva il brano Ye. Vs The People, passato in esclusiva da una radio Americana,  dove T.I. (rapper noto per il suo impegno sociale) prende le parti del popolo e si scontra con Kanye, che argomenta la sua azione e spiega esplicitamente il suo intento provocatorio, dicendo di “non aver mai smesso di lottare per i suoi fratelli” e che il prossimo presidente americano potrebbe essere lui stesso.

Internet è un mondo caotico, scivoloso e in un certo senso ancora inesplorato. Quello che possiamo apprendere da questa vicenda è di dubitare metodicamente di quello che leggiamo online, di ragionare con la nostra testa in questo mondo dove un uomo solo può ingannare il mondo 140 caratteri alla volta.