Izi: il bimbo magico ha visto la verità – Recensione

In greco antico Aletheia significa “svelamento” o “verità” e in effetti per Izi questo disco era proprio il momento della verità dopo il successo di Pizzicato. Due anni di silenzio gli hanno permesso di concentrarsi a fondo su questo nuovo lavoro e rifinirlo con la pietra pomice come si fa con il marmo, il risultato è a dir poco straordinario.

Come dicevo nel titolo il bimbo magico ha visto la verità, è cresciuto ed è diventato più maturo e consapevole (una sorta di “Corvo con tre occhi”, se mi passate la citazione al Trono di Spade). Aletheia è un disco pregno di concetti, contenuti (con buona pace dei detrattori della nuova scuola) ed altissime citazioni a grandi pensatori, talmente tante che questa recensione diventerebbe un piccolo trattato se le si andasse ad analizzare tutte.

Il fulcro della Verità che ha visto Diego però è la consapevolezza che la natura umana è fatta di maschere, quello che ha voluto fare con questo disco è un lavoro su se stesso per togliere questi strati.

In Aletheia infatti Izi si toglie la maschera da spaccone, che gli è servita per farsi strada nel mercato musicale, per dare spazio al suo lato più introspettivo e delicato: non dà freno a tutte le sue paure, i suoi traumi e i suoi ricordi più bui e tristi, che siano legati alla povertà, alla sua malattia o alla sfera sentimentale. Il rapper della Wild Bandana con questo disco ha affilato la sua penna, non per diventare più tagliente ma letteralmente per diventare più fine.

E qui sicuramente si vede quanto la città di nascita influisca sulla poetica di un artista: Genova, infatti, porta con se un nome fondamentale per la musica e, perchè no, per la poesia italiana e internazionale, ovvero quello di Fabrizio De Andrè, un’artista che ha sicuramente condizionato lo stile di scrittura di Diego e lui, come per ringraziarlo, ha fatto una delle cover più belle mai fatte della sua Dolcenera (cosa tutt’altro che facile).

C’è poi da affrontate il tema delle parole lasciate alla fine di 11 tracce in ordine sparso e il rischio è quello di infilarsi in assurde teorie interpretative che potrebbero essere tranquillamente essere smentite dall’artista stesso, ma voglio provarci comunque.
Una delle combinazioni più plausibili è “Possiamo comprendere quando un bambino ha paura del buio, Aletheia” e in una delle interpretazioni che mi possono venire in mente è che la paura del buio sia la paura di sapere cosa nasconde, la platonica paura della conoscenza. Lo “svelamento” però potrebbe essere anche visto in chiave positiva, il momento in cui si accende la luce e ci si accorge che le proprie paure erano ingiustificate.

A livello musicale c’è un piccola nota negativa a mio parere: si sente la mancanza di un producer unico per le tracce che risultano parecchio eterogenee nel suono, se da un lato questo da al disco una varietà apprezzabile e fa procedere l’ascolto molto piacevolmente, dall’altro ne va a intaccare, in minima parte, la compattezza. Sicuramente nulla che vada a inficiare la bellezza dell’opera.

Infine una parola per i featuring dentro l’album, variegati e tutti molto interessanti: Sfera Ebbasta caccia una delle strofe più belle degli ultimi tempi con una citazione a Zero di XDVR, Speranza entra nella traccia con la sua solita violenza, i due rapper francesi Heezy Lee e Josh scivolano sul pezzo dando un tocco di internazionalità al disco e chiudendo con ???, che altri non è lo stesso Izi che rappa in inglese, come a ironizzare sulla tendenza a ricercare il featuring internazionale.

Insomma Aletheia è la giusta evoluzione di un ragazzo uscito dalla strada che ora può dare spazio alla sua parte più intima, dopo aver raggiunto un nuovo stadio di consapevolezza di sè stesso e del mondo che lo circonda, un capolavoro lirico del rap italiano che sicuramente segnerà questo 2019. Consigliatissimo.