Intervista a MOE: le scene di writing, gli attrezzi del mestiere, i social e gli sticker

Moe è una personalità che nell’ambito del writing non ha bisogno di presentazioni, l’avevamo già intervistato a RadioCittàFujiko e ci aveva raccontato il suo percorso. Venerdì 6 Dicembre lancerà uno “sticker pack” dai nostri amici del Graffiti Bench e per l’occasione abbiamo voluto riprendere la nostra chiacchierata.

Qual’è la scena di writing estera che ti ha ispirato di più nel tuo percorso?

Monaco, Amsterdam, Parigi (oltre a NY ovviamente). Quando ho cominciato la roba che mi ha più impressionato veniva da li. In realtà è una domanda che non mi ponevo ai tempi. Un pezzo potente era un pezzo potente, a prescindere da dove venisse lo stile con cui era fatto.

Che ne pensi invece dell’attuale scena italiana, e in particolare di quella bolognese?

La scena italiana ha da sempre qualcosa di buono da far vedere, sia se si parla di veterani che di giovani. Anche se a, dirla tutta, preferisco altre “tradizioni”.
Bologna è da sempre una scena molto attiva,  spuntano nuove leve che in un batter d’occhio diventano forti. Parlando con molta gente, mi sono reso conto che resta una “Mecca” per molti writers italiani.

Oltre agli attrezzi del mestiere, cos’è che non può mancare quando vai a pittare?

Quando faccio un muro legale o una commissione: la maschera (che quando non uso chiudo in due buste per non farle prendere aria). Dipingere è una figata. Respirare la merda che c’è nelle bombolette no.

Qual è la cosa più strana o divertente che ti è successa mentre eri a dipingere?

Andare a fare i Graffiti è spesso una calamita per le situazioni paradossali o divertenti. Una notte ci fermiamo a dipingere (in 5 o 6) il muro di una catapecchia vicino al mare, a Brindisi. Di colpo una macchina “cazzo gli s…..!”. La Punto ci vede, sbanda un po’, accosta e si ferma. I due scendono: “Fermi! Faccia contro il muro, documenti!” Io rispondo: “Ce li ho in macchina i documenti”.
Mi dicono di andarli a prendere e, nel tempo di andare e tornare dalla macchina, trovo i miei amici in cerchio attorno ai due omini blu, che se la ridevano tutti insieme e sento il maresciallo (aveva la parlata del Commissario Winchester) che fa: “Ma che ne sapevo che stavate facendo un disegno! Io pensavo che eravate appena sbarcati! Con ‘sti capelloni, ‘ste barbe!”

Che ne pensi dei cambiamenti portati dall’avvento di internet, dei social e della cosiddetta globalizzazione dei graffiti?

Io non sono uno di quelli che pensa solo male di questa storia. Mi piace poter accedere a tutto il materiale che c’è in giro (penso anche ai tattoo, alla calligrafia, agli illustratori..) l’orizzonte grazie a internet si allarga a dismisura. Il rovescio della medaglia sta nel fatto che si vedono tante cose che, se i Graffiti non fossero diventati cosi diffusi, non si vedrebbero: gente che parla senza sapere o che si mette in posa peggio che alle sfilate… 🙂

In cosa consiste lo sticker pack che presenterai al Graffiti Bench il 6 Dicembre?

Ho raccolto un po’ di idee sparse, grafiche vecchie e nuove con cui ho fatto una serie di adesivi. Ne è venuto fuori un pacchetto di 10 “pezzi” (8 grafiche stampate su adesivo outdoor, 1 sketch stampato in digitale su una bella carta, 1 adesivo fatto a mano). Ne renderò disponibili 100, numerati.
Venerdi al The Graffiti Bench (che oltre ad essere un negozio fighissimo è un posto dove vado volentieri a stare insieme ad amici e “fare balotta”) beviamo una birra e li presentiamo.
Per l’occasione metterò in vendita qualche chicca disegnata a mano, a prezzo speciale.

Hey BUGzine, come sempre vi ringrazio per lo spazio! Siete bellissimi! 🙂

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