Internationally Unknown di Rat Boy: qualcosa nel punk sta cambiando?

Bisogna essere onesti con noi stessi: la scena punk sta stagnando, ci siamo adagiati sugli allori e l’innovazione rasenta lo zero negli ultimi anni.

Mi si potrebbe obbiettare, avendo anche ragione, che il punk non ha fra i suoi obiettivi la ricercatezza sonora, è rabbia, è una valvola di sfogo, è rivoluzione. Non c’è dubbio su questo, ma sono anche passati ormai 50 anni dalle prime note in due quarti di gente con i capelli sparati in aria.

In questo clima piatto si inserisce a gamba tesa Rat Boy, giovane, anzi giovanissimo (ho appena scoperto che ha la mia età, lui apre i concerti ai Rancid mentre io…) ragazzo della periferia inglese che si è fatto notare da qualche anno per aver destabilizzato un po’ le certezze dei puristi del punk, in qualsiasi declinazione. Rat Boy cosa fa? Fa rap? Elettronica? Punk? Indie? Nulla di tutto ciò ma tutto questo insieme, e qui sta la genialità e la spallata che ha dato al mercato discografico.

Lo abbiamo già detto in varie occasioni qui su BUGzine, c’è bisogno di innovarsi, lo hanno fatto i Turnstile l’hanno scorso con l’album, a mio parere il più bello del 2018, ci hanno provato i Madball con il feat di Ice-T, abbastanza riuscito. Il 2019 è iniziato con Internationally Unknown di Rat Boy, un disco che sperimenta senza risultare uno stucchevole esercizio di stile, un album punk a tutti gli effetti.Una ventata di aria fresca, ma abbastanza violenta da scuotere le sicurezze ormai affermate da anni nella scena.

Conferma del fatto che Rat Boy sia un nome su cui puntare l’abbiamo da un mostro sacro del punk, uno con l’occhio lungo e con una mente musicale brillante: Sir Tim Armstrong dei Rancid. Uno che non ha sicuramente bisogno di presentazioni e con questo ragazzo ci ha visto davvero bene.
Non è un segreto che le case discografiche storiche come Hellcat e Fat Wreck siano, giustamente, alla ricerca di gente da mettere sotto contratto per ringiovanire un po’ il roster, e Tim su Rat Boy sembra che ci stia puntando davvero tutto.

L’album risulta più pulito e pop rispetto ai vecchi lavori del giovane inglese senza che questo però vada ad intaccarne la qualità, le basi rimangono quelle: un massiccio uso del rap nel canto, una bella dose di elettronica nell’accompagnamento musicale, chitarre veloci e batteria bella ritmata. Sembra di tornare agli albori di gruppi come Offspring e Green Day ma aggiornati ed evoluti con le influenze di Transplants e Tim Timebomb and Friends (“signor Armstrong? Ancora lei?”).
Questo per dire che è un disco molto meno hardcore dei lavori passati ma che si lascia influenzare di più da vari generi e ricorre più facilmente a nuove sonorità.

Altro tassello che ci conferma la centralità del ruolo del progetto di Rat Boy dentro Hellcat sono gli unici due feat del disco: il sopracitato Tim Armstrong (si, di nuovo) e Aimee Interrupter, cantante degli Interrupters (band di punta dell’etichetta newyorkese).
All’interno del disco ritroviamo i testi tanto cari a noi punk: si parla di problemi adolescenziali, di giustizia sociale e di abusi in divisa, con una capacità lirica non indifferente per un ragazzo di 22 anni, ma proprio la massiccia influenza del rap ha portato a una cura raffinata dei contenuti e della forma.

Insomma Internationally Unknown è quello che serve al punk in questo momento, un album che ti faccia venire voglia di dire “oh adesso mi ascolto qualcosa di nuovo”.
Speriamo che Rat Boy possa risvegliare qualche nuova coscienza e mente nel punk. Ottimo lavoro.