Il governo della Mecca ha chiesto l’arresto di una rapper saudita

La scorsa settimana la rapper saudita Ayasel Slay ha pubblicato il video della sua canzone Bint Mecca, traducibile in “Ragazza della Mecca”, generando l’ira del principe Khalid Bin Faysal Al Sa’ud.
Il sovrano ha rilasciato una dichiarazione su Twitter chiedendo l’arresto della ragazza poichè secondo lui il brano andrebbe contro i costumi e le tradizioni della città e del suo popolo.

Nel video, ormai bloccato su YouTube ma in parte visibile su Twitter, vediamo Slay rappare in una caffetteria accompagnata da due bambini che danzano. Secondo quanto riportato da alcune traduzioni della BBC l’artista rappa dell’orgoglio delle sue origini ed elogia le donne della sua città definendole potenti e belle.

Our respect to other girls but the Mecca girl is sugar candy

O ancora:

Drop the beat, a Mecca girl
You can’t compete, just running the show
Look at her glow, is it the moon or her, you’ll never know

L’attivista saudita Amani Al-Ahmadi ha dichiarato al Washington Post che Asayel sarebbe stata presa di mira per via del colore della sua pelle: “è ovviamente incentrato contro una donna che ritengono non rappresenti ciò che l’Arabia Saudita e La Mecca dovrebbero essere“. Ha poi aggiunto: “se non fosse una donna di colore non l’avrebbero vista come una minoranza da colpire“. Su Twitter infatti, molti profili del regime pro-saudita hanno diffuso l’hashtag #You_Are_Not_Mecca’s_Girl invitando i funzionari ad espellere Ayasel Slay per via delle sue origini eritree.

Benché recentemente il principe ereditario Mohammed Bin Salman abbia tentanto di attuare una serie di riforme sociali — tra cui la creazione del Jeddah World Fest che ha visto come ospiti Future, 50 Cent, Janet Jackson, Tyga e Chris Brown — purtroppo storie simili non sono estranee all’Arabia Saudita. Già nell’Agosto del 2018 il rapper Mohamed Al-Ghamdi è stato mandato in prigione a causa dei suoi video “intrisi di volgarità” e costretto alla rimozione di questi ultimi.

N.B. I popoli arabi da anni si battono per far progredire i diritti umani e civili nei loro territori, sono i potenti che impongono una visione retrograda per mantenere lo status quo.
Una precisazione necessaria in questi tempi, purtroppo.

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