refused war music recensione review

I Refused e la loro “musica da guerra”: spunti e riflessioni

Parlare di un gruppo storico come i Refused è complicato, soprattutto per quello che hanno dato a livello musicale e per come hanno influito sul mondo del punk.
Ma facciamo ordine prima di partire con le riflessioni scaturite dalla loro ultima fatica appena uscita, ovvero War Music.

La band nasce nel 1992 in Svezia, fondata da Dennis Lyxzen e David Sandstorm, con lo scopo di portare un hardcore punk duro con una forte critica politica e sociale, distinto da discorsi di sinistra radicale ed anticapitalista.
Dopo la pubblicazione di un paio di album e qualche EP che rimanevano sul filone dell’hardcore svedese, esce l’album che li farà diventare leggende nel mondo dell’underground e che segnerà una profonda innovazione nel genere ispirando molti gruppi futuri: The Shape of Punk to Come. Un album che univa all’hardcore punk più tradizionale elementi ambient, jazz, di musica classica e altre varie influenze prese da generi che con il punk non avevano molto da dire, o almeno fino a quel momento si credeva cosi.

Seguì poi lo scioglimento della band e una reunion, con l’uscita dell’album Freedom, che segnava il continuo della sperimentazione musicale di Lyxzen e soci, questa volta soprattutto verso la musica elettronica. Questo però non venne accettato totalmente dal pubblico, che voleva qualcosa di più violento e simile all’album precedente: insomma i fans volevano un The Shape of Punk to Come volume due.

refused live

E arriviamo cosi a War Music. Un album su cui non voglio spendere troppe parole, non perché non l’abbia apprezzato, anzi, ma perché sul web già si trovano recensioni accurate (soprattutto in lingua inglese). Questa ultima uscita ha messo d’accordo un po’ tutti, fans e critica, che infatti lo hanno giudicato in maniera molto positiva.
E ci credo, i Refused hanno accantonato tutta la sperimentazione fatta con Freedom e sono tornati alle origini, buttando fuori un disco violento e fortemente politico (ne hanno per tutti e tutto, nessuno escluso: Boris Jonson, Trump, il sessismo, la chiesa, le grandi industrie che stanno distruggendo il pianeta).

Insomma, hanno riadattato The Shape of Punk to Come agli anni nostri, facendo quello che sanno fare meglio, senza osare, senza sperimentare troppo o uscire dai loro soliti binari. Con questo non voglio sminuire questo album, ma constatare il dato di fatto che qui non viene portato assolutamente nulla di nuovo.
Hanno vinto i fans, ed è proprio questo il punto al quale voglio arrivare. Allora pongo una domanda: è giusto che un gruppo accantoni la sua voglia di sperimentare e di provare a portare il proprio bagaglio artistico ad un livello successivo per venire incontro alle volontà dei fans, o per meglio dire, per andare in contro alle esigenze del mercato?

Quella che volevo portare con questo articolo è una riflessione che, tutti noi, dovremmo farci internamente a noi stessi quando sbraitiamo contro una band che non ha fatto quello che ci aspettavamo.
La storia è piena di bands che si sono bruciate provando a sperimentare, uscendo troppo dai propri binari, creando prodotti musicali confusionari e senza un filo logico, è vero, ma qui stiamo parlando di un gruppo che, secondo me, sperimentando, avrebbe potuto portare molto di più di un qualcosa che suona come un compitino (almeno a livello musicale) fatto per accontentare chi li segue.

Per concludere, penso che quello che tutti e tutte noi come fans di una band dovremmo fare è capire il percorso artistico scelto e provare ad accettarlo anche se va fuori dai binari di quello che noi ci siamo immaginati e vorremmo, se no rischiamo in un futuro di privarci di qualcosa che davvero potrebbe rivoluzionare e sconvolgere la musica per come la conosciamo.
Se i Refused non avessero osato andando contro a tutti i puristi della scena punk, ora non avremmo uno dei più begli album prodotti su quel filone, ricordiamocelo.