Gold Kids: ecco a voi i nuovi Damn City – Recensione

Per quanto mi riguarda è un periodo di fase calante per il punk, come già era successo per l’Oi! di cui ho parlato nella recensione degli Azione Diretta, varie sono le motivazioni che mi hanno portato a questo periodo, forse quella di svolta è stato un avvicinamento di gusti verso il rap, soprattutto per la nuova scuola capace di innovare una subcultura che da anni stagnava.

Proprio lo stagnamento del punk, sempre chiuso negli stessi schemi sia musicali che sociali, mi ha fatto prendere una pausa da genere. Però ci sono alcuni lavori che tornano a farmi provare la passione di una volta, alcuni di questi possono essere l’ultimo dei Turnstile o di Rat Boy, e in Italia in Gold Kids, l’ultimo disco dei Damn City.

I ragazzi di Nuke Crew ormai li conosco da anni e mi è sempre piaciuto il loro approccio alla musica e alle interazioni: sereni, nessun giudizio sull’aspetto, un bel mix di generi dall’hardcore, al metal fino al rap, insomma un sana eterogeneità. Tutto questo modus operandi si è riflettuto nel disco, e ovviamente è venuto una bomba.

I Damn City hanno subito un bel cambio di line up che li ha portati ad avere anche un DJ nella compagnia, anche questo sicuramente influito infatti Gold Kids si lascia alle spalle la maggior parte dei lavori precedenti della band molto più improntati a un hardcore più classico di scuola americana per virare verso grosse influenze rap e quindi avvicinandosi sempre di più al crossover con una massiccia dose di scratch e la presenza di molti pezzi rappati oltre al featuring con i Positive Lainz, crew hip hop di Bologna. Ma non solo.

damn cityFoto di T-Chrome Photos

Grossa importanza comincia ad avere anche l’Emo-core, soprattutto in Smokers dove troviamo il featuring con Hiroshi dei giapponesi kOTOnoha e Ryo degli Isola, il metal si ritaglia una grossa fetta nel disco, merito anche dell’influenza del feat con componenti dei Beneath The Horror e Ruinas.

I testi hanno seguito di pari passo la piccola rivoluzione delle musiche, finalmente direi anche. Tematiche fresche, propositive e con velate critiche a certi atteggiamenti interni alla scena, senza mai dimenticarsi un viscerale amore per la città di Bologna. Qualcuno di Torino diceva “ma quale tricolore la mia patria è una città”, beh i Damn City li hanno presi alla lettera.
L’anima degli anni ’90 comunque è ben presente lungo tutto l’ascolto del disco, anni più spensierati rispetto a quelli attuali ma anche più propositivi e di sperimentazione con l’esplosione che ci fu dei Sangue Misto e di tutta la scena rap.

Insomma Gold Kids è uno dei pochi dischi punk (anche se è riduttivo chiuderlo solo in un genere) che mi ha davvero emozionato nell’ultimo periodo dando un’altra piccola spallata a una scena che sa sempre di più di già sentito, nuova line up, nuove musiche, nuovi testi: ecco i nuovi Damn City.

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P.S. Fresh Prince 051 è la ciliegina sulla torta di un disco sopraffino.