Due fan di Mecna raccontano il rapporto con la sua musica

Abbiamo indagato il legame “atipico” tra Mecna e la sua fanbase parlando di vita, musica e sentimenti.

Ascolto Mecna da un botto di tempo, praticamente da quando ero un ragazzino, Ghemon si faceva ancora chiamare Gilmar e mi gasavo con Kryptonite e tutta la roba che sfornava la Blue Nox. Di tempo ne è passato e sono cambiati anche i miei gusti musicali, ma è rimasta una costante: la musica di Mecna.

Ci ho messo un po’ a realizzarlo, anche perché quando uscì Laska io rimpiangevo Disco Inverno ed ero stufo del rap in generale. Ma anche quando un suo disco non mi convinceva lo ascoltavo e riascoltavo perché c’era qualcosa in più, come se in quei testi fosse raccontata anche la mia di vita.

Sono stato a concerti e instore e mi sono reso conto di non essere il solo ad avere un rapporto così emotivo, e per alcuni terapeutico, con la musica del rapper foggiano. Ho deciso quindi aprire la rubrica e indagare questo fenomeno, cogliendo l’occasione per parlare anche di Neverland, il nuovo disco di Mecna e Sick Luke.

Eleonora, 26 anni, Torino

BUGzine: Da quanto tempo ascolti Mecna? Come si è evoluto nel tempo il rapporto tra te e la sua musica?

Eleonora: Mi sembra di aver ascoltato Mecna per la prima volta intorno al 2007 o al 2008. Era il periodo in cui ancora era nei Microphones Killarz e un mio amico mi girò un loro pezzo insieme a Ghemon e Kiave, che io già seguivo da un po’. Fu con l’uscita di Le Valigie Per Restare che iniziai ad ascoltarlo e seguirlo sul serio. In quegli anni la scena hip hop italiana era dominata da artisti come i Club Dogo e Marracash, e per quanto mi piacessero e li apprezzassi era difficile sentire mio quello che raccontavano nei loro pezzi. La scoperta di Mecna ha radicalmente cambiato il modo in cui percepivo e mi immedesimavo nella cultura rap.

Ogni nuovo EP o disco era come se io e la sua musica stessimo crescendo di pari passo, funzionava un po’ da sostegno morale, come una sorta di coscienza, penso sia anche per questo che ad oggi posso facilmente associare ogni singola canzone di Mecna ad un momento preciso della mia vita. Però la sua musica non ha solo contribuito alla mia crescita personale, penso mi abbia anche aiutato ad ampliare la mia conoscenza musicale. Ad esempio, se ascolti Bagagli A Mano, ti accorgi che i beat che sono stati usati passano da pezzi di J Cole ad Aphex Twin. Se sei uno un po’ nerd che si va a cercare tutto quello che sta dietro ad ogni pezzo, finisci per diventare una specie di enciclopedia musicale con tutte le references che trovi nei progetti di Mecna.

Sono sicuro che hai un pezzo o un disco di Mecna a cui sei particolarmente legata. Quale è? È associato a un periodo particolare della tua vita?

Laska, senza nessun dubbio; è uno dei pochi album che a distanza di anni dall’uscita ascolto periodicamente dall’inizio alla fine. Mecna fino ad ora non mi ha mai deluso e sono grande fan di ogni suo album, ma Laska ha proprio qualcosa in più. Sono quasi sicura che lo metterei nella mia Top 3 dei miei album preferiti di sempre. Lo identifico bene con un periodo preciso della mia vita, che tra l’altro per puro caso prevedeva anche un viaggio nel Nord Europa a cui ha ovviamente fatto da soundtrack, però non è confinato in quella linea temporale. Quando lo riascolto trovo sempre delle sfumature interpretative nuove, che mi permettono di inquadrarlo bene anche nel presente. Laska è l’album evergreen della mia vita.

Che rapporto hai con gli altri fan?

È sempre molto strano rapportarmi con altri fan di Mecna, sembra ci sia una specie di fil rouge che ci collega. Anche con la fanbase più giovane, che tendenzialmente ha un approccio diverso alla musica, trovi sempre quella piccola esperienza o modo di vedere le cose che ti lega. È surreale perché succede veramente di rado di trovare un gruppo di fan che nonostante siano individui unici alla fine abbiano, quasi tutti, più della passione per un determinato artista in comune.

Ma Neverland? Che te ne pare del nuovo disco?

Quando ho sentito per la prima volta Akureyri ero entusiasta della collaborazione; ho sempre pensato che Sick Luke fosse un fantastico producer e sentirlo insieme a Mecna rendeva, secondo me, finalmente giustizia al suo talento. Ammetto però che quando hanno annunciato l’uscita di Neverland ho avuto un po’ di timore perché non riuscivo ad immaginarmi cosa ne sarebbe uscito fuori. Non so come avrei preso un album fatto da tante Pazzo di Te e da una sola Akureyri. Dopo il primo ascolto intero di Neverland mi sono ricreduta. È Mecna al 100%, ma cresciuto; coerente ma non scontato. Credo che la collaborazione tra i due abbia prodotto un ottimo risultato, e spero possa portare bene ad entrambi.

Giovanni, 21, Bologna

BUGzine: Tu, che sei fan da un po’ meno tempo, che rapporto hai con la musica di Mecna?

Giovanni: Ascolto Mecna da circa due anni. Tutto è partito con il libro di Ghemon, poi ho aperto Spotify e da lì è iniziato tutto. Mi ha fatto compagnia nei momenti più malinconici e riflessivi e sicuramente mi ha aiutato a trovare sollievo, perché nelle rime racconta qualcosa che sento di aver vissuto anche io o comunque in quei momenti, in qualche modo, cercavo di rivedermi nei suoi versi.

Quale è il disco o il pezzo che ti ha fatto scattare un’epifania?

Se devo trovare una canzone che mi lega a Mecna e alla sua musica ti dico Akureyri perché è uscita quando più ne avevo bisogno. Ricordo che ero in cima ad un passo di montagna, di notte, volevo starmene per i fatti miei a pensare, sai, classica storia d’amore che non riesci a dimenticare neanche dopo un anno.

Tirava un vento da togliere il respiro e sentivo arrivare dalla mia macchina Akureyri ovattata.  Sembrava di essere davvero in Islanda e poi quella frase: “ho soltanto trovato quel lato felice dentro la malinconia, che a tutti spaventa a morte a tal punto da provare con ogni mezzo a scacciarla via” mi fa pensare “grazie Mecna”.

Hai scelto Akureyri, che è prodotta da Sick Luke ed è presente nel nuovo disco. Ti è piaciuto, cosa ne pensi di questa collaborazione “inattesa”?

Era nell’aria questo album e sono molto contento, i cortocircuiti mi piacciono sempre. Soprattutto perché Akureyri mi era piaciuta tantissimo, mentre Pazzo di Te non sapevo come interpretarla, ma mi incuriosiva. Fatto sta che come al solito ci vuole del tempo per capire i suoi pezzi e il risultato è un disco molto innovativo e pieno di contaminazioni provenienti da tutto il gruppo che ci ha lavorato – Mecna, Sick Luke, Alessandro Cianci e Valerio bulla, ndr. Per un’opinione strutturata ci sarà bisogno di qualche altra settimana, però è sempre Mecna e questo lavoro prova che alza sempre l’asticella. Voglio concludere con questa citazione che secondo me dice tutto: “non voglio sfrecciare su un Ferrari, è già una bomba il frecciarossa che mi porta verso Bari”.

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