Facebook censura la cover del nuovo album di Murubutu

L’algoritmo non perdona: ci sono già passati tanti grandi pittori, scatenando proteste di musei e storici dell’arte, ed oggi tocca all’illustratore Capitan Artiglio ed al rapper Murubutu far fronte alla censura di Facebook.

Non è bastato il movimento #FreeTheNipple (incentrato sul fatto che i capezzoli maschili non fossero considerati oltraggiosi) a far fare marcia indietro al team di Zuckerberg, così ancora oggi gli artisti ed i fotografi di tutto il mondo devono fare i conti con la cieca mania censoria di questa piattaforma, così totalizzante e così presente nella quotidianeità delle persone.

Del resto quando ci si affida alla freddezza di un’intelligenza artificiale non si può avere la pretesa che distingua un contenuto pornografico da uno che non lo è, così anche il più innocente nudo artistico diviene immagine erotica.

Citando il comunicato congiunto di Glory Hole, Mandibola Records e Murubutu che vi lasciamo di seguito: “Il rap non può e non vuole censurarsi, è la sua storia ad insegnarcelo” e allora ecco a voi l’illustrazione di Capitan Artiglio in tutta la sua maestosa nudità, che peraltro non è totale, essendo stati così prudenti da coprire i capezzoli con lembi di capelli.
Nemmeno questo è bastato.

Venerdì 1 febbraio è uscito – su Spotify, digital store e in copia fisica – “Tenebra è la notte”, il nuovo album di Murubutu, prodotto da Mandibola Records e Glory Hole Records.

Il disco, che vede la partecipazione di Mezzosangue, Caparezza, Willie Peyote, Dutch Nazari, Claver Gold e altri artisti di spessore, è corredato da un progetto grafico curato da Bert Graphics, con l’illustrazione in copertina ad opera dell’illustratore Capitan Artiglio. L’affascinante figura femminile presente nella cover incarna infatti diverse delle sfumature della notte, tema principale dell’ultima opera di Murubutu: misteriosa, affascinante, cupa, tanto familiare quanto aliena.

I tratti femminili donati alla notte non erano quindi intesi in ottica erotica, o altro, quanto più in ottica figurativa e narrativa, dando vita ad una raffigurazione metaforica. Facebook però sembrerebbe aver completamente frainteso la natura dell’opera: il social network ha infatti penalizzato e censurato l’immagine, ritenendola di natura volgare e pornografica. Con nostra somma sorpresa, visto e considerato che l’immagine in sé non ha nulla di scabroso o scandaloso. Inutile cercare di combattere i filtri di Facebook, la prendiamo con ironia: per lo meno ora abbiamo la certezza non potremo proporre le illustrazioni del prossimo album al maestro Milo Manara, probabilmente troppo estroso per gli standard di Zuckenberg. Non per quelli di Mediaset in prima serata a quanto pare, ma questa è tutta un’altra storia…

La Glory Hole Records, Mandibola Records e Murubutu sostengono la libertà di espressione artistica e continueranno a farlo, qualunque siano i filtri presenti su Facebook, Instagram e su altre piattaforme mediali. Il rap non può e non vuole censurarsi, è la sua storia ad insegnarcelo. 

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