Enma – Illustro chi illustra

Per il quinto episodio di “Illustro chi Illustra” ho contattato @ennnnma, perché mi piacevano i suoi lavori, ma poi ho scoperto di averla conosciuta il giorno del test in Accademia, qua a Bologna. Quando me lo ha detto, mi sono subito ricordata la sua energia.

Ecco a voi l’intervista ad Enma.

Racconta chi sei, dove vivi, come ti identifichi nel mondo dell’arte e qual è il tuo percorso accademico. Sono Emma, ho 21 anni e vengo da Moena (e non Modena), ma al momento sono latitante a Bologna. Mi definisco una artista di strada (nel senso che ho ancora tanta da farne), sto frequentando il secondo anno di Fumetto e Illustrazione in Ababobabbitutti (nome ufficiale).

Che musica ascolti mentre disegni? Consigliaci un pezzo. Per me la musica è fondamentale, in tutto e per tutto e soprattutto mentre disegno. La giusta musica mi aiuta a incanalare i pensieri nella giusta direzione, e se sono svogliata mi dà la fotta per mettermi al lavoro. Un gruppo che non può mancare mai sono i Verdena, e un pezzo su cui continuo a ritornare è Morbida (sconosciuto ma prezioso).

Cos’era il primo disegno che hai visto di cui hai ricordo? E il primo che hai fatto? Il primo disegno che ho visto, chissà…ma tra i primi che ho fatto ricordo “I titoli del TG”, un ammasso informe di scarabocchi colorati, e “Squalo pescecane bello, bello bello. Con le zampe, gli occhi, la coda”. Entrambi risalenti a quando avevo due o tre anni, con i titoli da me dettati scritti in stampatello da mia madre.

Quanto cambia il tuo lavoro se è su commissione? Come lo sviluppi se è un processo creativo forzato? Conta molto l’interesse che ho per la causa, se il progetto mi piace allora è come lavorare per me. Insomma, commissione non è sempre uguale a processo creativo forzato. Dipende con chi (o per chi) e come si lavora. Ogni tanto è comodo avere dei paletti, ti evita di fare prove inutili e sai dove andare a parare. Ho lavorato per persone con cui si è sviluppata una sorta di processo creativo comune, nel quale ognuno incanalava le proprie idee dando spunti agli altri. Lavorare su commissione può essere più stimolante che lavorare per conto proprio. Al contrario non sopporto chi ti lascia carta bianca e a lavoro finito ha da ridire su tutto. In questi casi un vaffanculo è doveroso.

Quanto è cambiato il tuo sguardo sulle cose da quando lo hai finalizzato alla riproduzione di ciò che vedi? Più che riprodurre ciò che vedo, quello che cerco di fare è riprodurre ciò che sento (poi si può parlare di sentire quello che si vede e di occhio interiore o quello che vi pare). Il motivo per cui ho cominciato a disegnare seriamente era vedere quello che sentivo, mettendolo su carta. Mi aiuta a capirlo, di conseguenza è cambiato il mio modo di sentire, di provare le cose. E di conseguenza ancora, anche quello di vederle. Non penso di aver risposto alla domanda, scusate.

Chi ti ispira di più? Più di tutti mi ispirano i ragazzi della mia età che stanno nella merda come me. È giusto (e doveroso) guardare ai grandi artisti immersi nella luce, loro che nella merda ci sono già stati e ne sono già usciti, ma mi riesce più facile il paragone con chi c’è ancora dentro fino al collo. Vedere qualcuno che ha capito qualcosa in più di me, che si sbatte più di me, che ha già raggiunto i propri obiettivi nonostante abbia più o meno la mia stessa esperienza. Un po’ mi abbatte (è normale, credo), un po’ mi dà uno stimolo assurdo, una gran smania di fare. Innanzitutto ci sono le mie amichette con cui stiamo formando un collettivo, @asmacollettivo, poi tra i tanti che mi ispirano vanno citati @sono.zuzu e @ratematica. Infine, un grazie enorme va a @giangioff, che quando l’ho conosciuto per chiedergli com’era il test di ammissione, lasciava l’accademia, e ora ha appena pubblicato il suo primo libro.

Quale è stato il tuo più grande flop inaspettato? E il tuo più grande successo? Il mio più grande fallimento direi che è il non aver combinato un granché da quando sono a Bologna, per quel che riguarda miei progetti personali. Non proprio una delusione, perché chi non fa non sbaglia. Però chi non sbaglia non fa (eh). Diciamo che avrei potuto fare di più. Successo inaspettato invece, venire contattata da @maggio_klensheet per alcune copertine su commissione. Chi lo sapeva che dare i disegnotti agli artisti ai loro concerti fosse una pubblicità efficace?