E se Banksy ci stesse prendendo tutti in giro?

Misterioso, provocatorio e scandaloso sono solo alcuni degli aggettivi che possiamo associare alla figura di Banksy e alle sue operazioni artistiche, sempre clamorose e sensazionali.

Il mistero della sua identità segreta e la sua costante critica sociale sono alla base della sua popolarità, ma siamo sicuri che Banksy sia davvero il supereroe dell’arte di strada che conosciamo?

Prendiamo ad esempio la sua ultima opera performativa, quella del quadro che si autodistrugge nella casa d’asta, letta da molti come una critica al mercato dell’arte ed i suoi sitemi di vendita.
Sicuramente è la prima cosa a cui abbiamo pensato tutti ma ci sono almeno tre fattori che mettono tutta la faccenda sotto una luce diversa.

1. Iniziamo analizzando lo svolgimento dell’asta: abbiamo una riproduzione in acrilico di una delle immagini più inflazionate di Banksy, la bambina col palloncino dipinta a Londra nel 2002 che con un prezzo di partenza di 200-300mila sterline arriva a superare il milione di euro grazie a una telefonata. Appena il battitore d’asta la assegna il meccanismo viene attivato e la tela incomincia ad autodistruggersi sotto gli occhi di tutti. Questo ci pone alcune domande: chi era a fare la telefonata che ha rilanciato il prezzo? Banksy stava guardando l’asta per poter azionare il meccanismo proprio in quel momento?

Fino a qui niente di così strano o compromettente, ma c’è dell’altro da considerare.

2. Siamo alla Sotheby’s di Londra, una delle più prestigiose case d’asta d’inghilterra e forse del mondo. Quando un quadro entra lì dentro potete star certi che sarà sottoposto ad una serie infinita di controlli per verificarne l’identità. Sembra parecchio assurdo che in tutto ciò non si siano accorti del tritacarte di Banksy, ben nascosto ma comunque parecchio ingombrante come potete vedere in questo video.
Le opzioni allora sono due: o quelli della Sotheby’s hanno fatto finta di nulla, aspettando di vedere cosa sarebbe successo, oppure Banksy ed i venditori erano d’accordo dal principio.

Se due indizi fanno una prova in tre la confermano, e quest’ultimo è considerevole.

3. Bansky non ha distrutto la sua opera.
Se l’avesse fatto oggi i collezionisti avrebbero in mano una manciata di coriandoli ed una cornice vuota, invece la tela è scesa tra le lame del tritacarte solo fino a metà, rimanendo a penzoloni dal bordo inferiore della cornice. In questo modo l’opera è ancora vendibile, esponibile e facilmente appendibile in qualunque spazio pubblico o privato. Anzi, è anche aumentata di quotazione, visto che ora non è solo una riproduzione di un banalissimo stencil ma un’opera performativa.


illustrazione di @sbrb_is_aliche

Ma allora Banksy stava truffando i collezionisti o stava truffando tutti noi? Stava criticando il mercato dell’arte o ci stava lucrando sopra? Probabilmente tutte queste cose insieme.

L’enigmatico street-artist  è sempre stato capace di dominare il mercato senza rinunciare ad azioni illegali e profondamente critiche. Probabilmente non è quel cavaliere senza macchia e senza paura che ci immaginiamo, ma è comunque uno dei pochi artisti in grado di portare alle grandi masse argomenti politici e sociali.

Se il suo intento era far parlare del sistema dell’arte e dei suoi meccanismi beh, anche questa volta Banksy ce l’ha fatta alla grande.