Dammi tre parole: soldi, trap e amore – Recensione Trap Lovers

Un’analisi semiseria di Trap Lovers, il nuovo disco della Dark Polo Gang.

Premessa: non sono un fan della DPG. Una cosa che però mi è sempre piaciuta della Dark è quella specie di ambivalenza che portano con se: puoi prenderli sul serio, entrando nel loro viaggio di soldi, crack-gogaina e altre gangsterate, o puoi riderci sopra alla grande.

La chiave del loro successo è sempre stata l’esagerazione, un eccesso ai limiti della caricatura.
Nei video appaiono coperti di brand di lusso e con un ghiacciaio al collo che non teme il riscaldamento globale, i testi parlano di droga, soldi, sesso e criminalità in un romano sbiascicato.

O li ami o li odi, altrimenti ti ci fai una risata. In ogni caso è difficile che ti lascino indifferente.

La scalata al successo della Dark è stata rapida e prepotente, Sportswear segna lo spartiacque per l’accesso al grande pubblico e British fa da punto d’arrivo. Nel percorso si è perso Side, uscito dalla band in seguito a problemi con le sostanze. Tutto quello che ne risulta è Trap Lovers.

Per spiegare il disco userò due barre che ritengo esemplificative del nuovo approccio della Dark Polo Gang:

“vuvuvu mi piaci tu / lascia stare il tuo boy è un bufu”

La prima viene dalla strofa di Wayne in Toy Boy e evidenzia due cambiamenti importanti: l’abbassamento del target di età con conseguente adattamento dei testi, progressivamente sempre più caramellosi e semplificati, ma anche l’approccio Dark alla canzone d’amore italiana, tappa obbligatoria di chi fa musica per le masse nel bel paese.

“Ho una bitch nuova / Che poppa molly-molly”

“Poppa molly” è un ottimo esempio di come far passare al grande pubblico il lato trap e gangsta della DPG. Tony Effe in Young Rich Gang usa uno slang americano per dribblare bambini e genitori: “poppin’ molly” è infatti un modo gergale per dire “calarsi metanfetamine”. Le parolacce e i cattivi esempi vengono alternati a costanti richiami a “fare i bravi” e “studiare”, perchè zio Tony ha a cuore l’educazione dei suoi piskelletti dark.


Variant cover di @son_of_ilio

Uno dei punti salienti del disco per me è la barra di Tony Effe in Toy Boy: “Ho perso tutto tranne le mie catene” che ribalta una nota frase di Karl Marx, primo teorico del comunismo “il proletariato non ha nulla da perdere se non le proprie catene”. Qui esplode tutta l’arroganza che ci ha fatto amare (o odiare) la DPG, che ha in comune con le classi povere solo le catene, ma di metalli ben diversi.

Il brano che mi ha stupito di più tra tutti è sicuramente Peter Pan, uno dei rari casi in cui la DPG si allontana dalla ricerca del tormentone o del bangerone per provare a sperimentare un po‘, senza comunque rinunciare alla tamarraggine che li contraddistingue.

Merita sempre una menzione d’onore il lavoro di Sick Luke, producer della crew, che è stato in grado di dar forma sonora alle diverse anime della Dark egregiamente: in Splash, Expensive e Young Rich Gang troviamo il sound pesante dei primi anni, in pezzi come Cambiare Adesso, Toy Boy e Uomini e Donne viene fuori il lato romantico e zuccheroso, altre tracce come Acqua Fiji e Baby Che Noia rappresentano la sfumatura “vapor” del disco.

Sembra che Trap Lovers abbia deluso molte aspettative tra i fan della DPG, questo non ha certo impedito che il disco arrivasse in vetta alle classifiche.

Tony Effe, Wayne Santana e Prynce Pyrex, sotto la guida esperta di Sick Luke, sono in grado di essere una trap-gang, una boyband adolescenziale e dei meme viventi allo stesso tempo.
Piacciano o non piacciano rimangono uno dei fenomeni più esplosivi degli ultimi tempi, e piuttosto che rosicare potreste farvici una risata.