Con Stanza Singola Franco126 potrebbe sdoganare un nuovo cantautorato

Stanza Singola è il primo disco solista di Franco 126. Dopo il successo avuto con Polaroid, Franchino passa la prova del disco solista nonostante il cambio di stile. Questi sono i miei due centesimi.

“Ma quindi si è messo a fare il cantautore?”.

Franco126 ha dichiarato più volte che le sue fonti di ispirazione per il disco sono stati principalmente Califano, Dalla e De Gregori. Ha senso porsi la domanda? Se non si vuole partire prevenuti meglio non farsela e godersi il disco. L’etichetta con la quale è stato pubblicato è Bomba Dischi – la stessa di Calcutta, per capirci – e a parer mio è un dato molto interessante.

Si tratta dell’ennesima conferma che parti di scena indie e rap sono sempre più vicine e destinate alla contaminazione. Il termine coniato per riferirsi a questo specifico genere è “graffiti pop”, Stanza Singola però non è facilmente incasellabile in questo genere – più adatto a descrivere artisti come Frah Quintale – e nel suo ha qualcosa di innovativo.

Le produzioni chiaramente si rifanno a un cantautorato anni ’80, ma in modo originale. Il merito va a Ceri e alle chitarre di Giorgio Poi e DOLA che creano un sound pulito e lineare. In un periodo in cui i dischi mainstream sono più delle raccolte di singoli questo disco mantiene una sua coerenza, è un viaggio per stanze d’albergo e cucine dal profumo di caffè della moka dalla prima all’ultima traccia.

Il linguaggio del disco è più raffinato che nei lavori precedenti, le immagini richiamate sono forti: “la moka per due”, le “nuvole di drago” al cinese, le porte dei mezzi che si chiudono prima di salire. Tutte scene immediate riconducibili alla vita quotidiana, come in Polaroid. Questa volta però il tutto è meno confusionario e accompagnato da un tema ricorrente (la fine di un amore). Le canzoni sono tutte orecchiabili, alcune anche da canticchiare, come Oi Oi, e Vabbè. L’unico featuring è con Tommaso Paradiso nella title track e, anche se non lo avrei detto, la coppia funziona molto bene.

“Comunque stai diventando un poeta” si sente in romano alla fine di Fa Lo Stesso. Per quanto possa contare il mio parere, e senza prenderci troppo sul serio, mi trovo d’accordo. Prendete questo disco come un esperimento di nuovo cantautorato italiano di fine anni ’10. Franco 126 è l’artista di cui la musica italiana aveva bisogno per compiere questo passo.

Stanza Singola non è un disco completamente maturo, ma ha tutte le carte in regola per spianare la strada a una nuova wave di artisti con le stesse influenze, primo su tutti il già citato DOLA.

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