Banksy a Milano, ma è tutto sbagliato

Banksy lo dovreste conoscere, è un artista sfuggente e imprevedibile. Con i suoi stencil ha criticato aspramente la società capitalistica ed il mercato dell’arte, rimanendo da sempre nel più stretto anonimato pur avendo raggiunto una fama che va oltre ogni immaginazione.

Le sue opere, realizzate quasi sempre su suolo pubblico senza autorizzazione e raramente firmate, sono diventate delle vere e proprie icone rendendo il suo stile uno dei più imitati nel panorama della streetart.

Oltre ai numerosi imitatori Banksy si è dovuto più volte confrontare con collezionisti senza scrupoli, disposti a strappare dai muri le sue opere (si veda anche il caso di Blu a Bologna) e a pagare cifre inverosimili per impossessarsi di una piccola stampa.

Succede anche che alcuni curatori e altri personaggi delle istituzioni museali ed artistiche siano ossessionati dall’idea di infilare le sue opere in qualche museo e dargli una “collocazione nella storiografia dell’arte”, come se non se la fosse già presa realizzando alcuni degli interventi di street-art più iconici della storia.

E’ questo il caso della mostra organizzata al MUDEC di Milano per novembre, presentata come “Unofficial and unauthorized by Banksy”, ma visto che l’artista è irraggiungibile ed ha già più volte criticato scelte simili non c’è nulla di cui meravigliarsi.
Se la scelta di musealizzare Banksy è già discutibile in sè la gaffe degli organizzatori è ancora più grave: nella copertina dell’evento facebook è presentata erroneamente un’opera dell’artista canadese iHeart.

Se non si è nemmeno in grado di distinguere un Banksy da uno stencil generico come si può pensare di ottenere una qualche credibilità? Questo passo falso evidenzia l’intento tutto economico dell’operazione, l’ennesima mostra-evento dedicata al consumo turistico realizzata alle spalle di uno degli artisti più radicali e critici del pianeta.

Va bene, lo stile di Banksy è a suo modo anonimo, riproducibile e impersonale come potrebbe essere quello di Andy Wharol. Il motivo per cui Banksy non firma molte delle sue opere è anche questo, confondere i suoi predatori, e stavolta è veramente riuscito a disorientarli.

Non abboccate alla tentazione dei giostrai di quel circo triste che è il mercato dell’arte, Banksy va osservato in strada o piuttosto in foto, mai in maniera decontestualizzata e commercializzata e questo vale per tutta l’arte che nasce in strada.