Ballate Dasporto: Friz ci racconta il suo nuovo EP e la sua Bologna

In collaborazione con Futura1993

Background hip hop e suono analogico si fondono in atmosfere sonnambule per un flusso graffiti pop: stiamo parlando del nuovo EP di di Friz, Ballate Dasporto, in uscita il 17 aprile.
Friz è un rapper e cantautore di stanza a Bologna, una Bologna di cui ci parla tanto in questo EP. Una Bologna con cui, come con tutte le cose che si amano, ha un rapporto molto conflittuale: la ama e la odia, ci vive bene e gli restituisce molto, ma gli affitti sono eccessivi; racconta la sua quotidianità, mette in musica le sue emozioni ed esperienze vissute in questa città tanto magica quanto particolare: partendo dai portici che filtrano la luce di un cielo stanco, i viali deserti attraversati all’alba guardando il cellulare, i regaz del delivery in bici a tutte le ore. Tra i rapporti nati e finiti prima delle prime luci del sole e la temporaneità universitaria e universale, Friz racconta la sua Bologna.
La cosa che mi piace di più di Friz è la sua spontaneità, il modo con cui ci racconta la sua quotidianità è estremamente personale, a partire dal suo lavoro in una cucina grande 4mq ai suoi colleghi provenienti da tutto il mondo che gli hanno insegnato a fare le tagliatelle al ragù bolonnaise. Tutto ciò ce lo trasmette con forti radici Hip Hop, che si fondono perfettamente con le produzione in suite analogica di Fed Nance. Noi di Futura 1993 ci abbiamo fatto una chiacchierata per sapere qualcosa di più sulla sua musica e il suo personaggio.

Ciao Friz! E’ in uscita il 17 aprile il tuo nuovo EP, Ballate Dasporto. Com’è nato questo disco?
Ciao! Questo disco nasce dentro la cucina di un ristorante nel centro di Bologna. Praticamente prima, dopo e durante il lavoro. Avevo già una manciata di pezzi scritti su delle chitarre di Fed Nance, ma non sapevo ancora che direzione dargli. Poi la mattina dopo un bel live a Torino, stavamo aspettando il treno a Porta Nuova e bevendo il caffè abbiamo capito che sarebbe diventato questa roba qui.

So che questo EP parla della tua quotidianità degli ultimi tempi vissuti a Bologna. Ci racconti meglio com’è il tuo rapporto con questa città?
Si esatto, dentro c’è tanta Bologna per forza di cose. E come con tutte le cose che amo ho un rapporto conflittuale con loro, così anche con questa città. Ci vivo da qualche anno e mi restituisce molto, ha una grande offerta culturale e si beve bene. Gli affitti stanno diventando eccessivi, le politiche di turistificazione non aiutano. Vediamo cosa succederà dopo questo strano periodo di transizione.

Dimmi tre parole che useresti per descrivere questo EP e perchè.
Ti dico: Bologna, Dakha, Istanbul.
Bologna perché le canzoni le ho scritte e vissute qui.
Dakha perché i miei fratelli bhai spesso ci tornano.
Istanbul perché per fare Bologna-Dakha e viceversa, ci devi fare scalo.

Questo album lo definirei con delle forti radici hip hop: com’è avvenuta la sua registrazione e qual è stato il processo creativo e di produzione? Raccontaci qualche aneddoto!
Il processo creativo è avvenuto semplicemente condividendo le mie idee con Fed che ha prodotto, suonato e mixato il disco. Non abbiamo cercato strategie o alto. Abbiamo selezionato un po’ di roba tra quella che avevo e poi quest’estate ci siamo chiusi nel suo studio a registrare e impacchettare il tutto. Il lavoro di produzione è estremamente analogico. Nastri, bobine, valvole, cavi, c’è sempre da stare attenti a dove si mettono le mani. Dopo le sessioni spesso mangiamo il kebab.

C’è una canzone di questo EP che senti più tua? Perchè?
Ti dico Babilonia perché è quella in cui la scrittura forse lavora di più per immagini e anche se sfocate me le ricordo praticamente tutte.

Parlando un po’ di te, come mai la scelta di Friz come pseudonimo?
Perché non l’ho scelto.

Ci sono degli artisti in particolare a cui ti ispiri?
Ispirarmi non so, ma ascolto tantissima musica che inevitabilmente mi influenza. Ieri ad esempio dovrei essere stato a Londra a sentire di nuovo live King Krule, ma con questa situazione hanno rimandato la data ecc. 🙁 Per farti dei nomi ti dico che mentre scrivevo l’Ep ho ascoltato tanta roba Stones Throw o Steve Lacy, Tyler, the creator, Homeshake, Yussef Kaamal e poi sempre Marvin Gaye.

Infine, ti saluto chiedendoti: come te la stai passando in questo periodo particolare? 
Per quanto si può cerco di non rovinarmi il sonno, leggo abbastanza, ricerco nuova musica, scrivo e bevo un po’ di vino rosso.

Eleonora Bruno
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