ARTIFICIAL KID: 10 anni dopo il futuro

Dieci anni fa Danno, Stabber e Dj Craim pubblicavano Numero 47, il primo ed unico album sotto lo pseudonimo di Artificial Kid: un ibrido tra immaginario cyberpunk, rap e sperimentazione di scrittura narrativa.

Ancora oggi l’album conserva la capacità di far riflettere su temi che caratterizzano la nostra contemporaneità. Uno in particolare, a mio parere, è il filo conduttore: l’importanza della parola e della comunicazione tra esseri umani come strumento di difesa dalla tecnologia e dall’omologazione sociale e culturale.

Il progetto, composto da 9 tracce, prende il titolo dall’omonimo romanzo di Bruce Sterling e racconta la vicenda di Numero 47, un cyborg costruito dal Sistema, un replicante che – contrariamente alla sua natura robotica – rifiuta il ruolo che gli è stato imposto e vive una scissione interna.

Il Sistema sa come si fa e partorisce figli già con gli occhi chiusi […] la Grande Madre controlla la popolazione ci tiene sotto stretta ibernazione con una pistola puntata in testa in nome dell’evoluzione

Osserva e ragiona in una società che ha demolito ogni interferenza, chiuso con gli errori e calcolato ogni spazio di autocoscienza al punto che ogni essere non omologato lì dove non può essere eliminato va per lo meno marginalizzato. Questo è lo scenario che apre il disco ne Il Sistema.

Artificial Kid

L’ascoltatore si muove in un’ambientazione di nuove città costruite verso l’alto, senza più un centro, dove tutto “si muove ad una velocità pari al doppio del normale”. Visioni di megalopoli che si collegano ai modelli letterari di Burroughs, Ballard e Dick. Lo spazio ha perso la funzione di orientamento rovesciando le nozioni di interno coscienza ed esterno mondo.

Pubblicità e realtà si sono sovrapposte a tal punto da non sapere più dove finisce l’una e dove inizi l’altra. Lo stravolgimento comporta la depersonalizzazione “fatti un trapianto di personalità che ci guadagni in popolarità e sale l’indice di gradimento”.  Siamo noi stessi a diventare la merce dello spettacolo “oramai non sei più un uomo zio sei solo un dato di mercato”, distratti e resi mansueti dal benessere immaginario che trasforma in estetico anche ciò che dovrebbe spaventare “fermo con le prese per il culo a tutto schermo”  mentre concede di andare “avanti ad antidepressivi e stimolanti”.

Dopo lo sfogo di Assurdo si entra nel cuore palpitante con Deragliamento Personale – rifacimento del pezzo apparso in Ministero dell’ Inferno – l’incapacità comunicativa avanti all’aridità spaziale è uno dei centri della narrazione: il cyborg parla dell’impossibile sintonia (o forse è più corretto in sincronia) con il mondo circostante:

La gente che la guardo e non capisco

La gente che gli parlo non capisce e lo intuisco

Un baratro che impedisce ogni possibilità di comprensione. I rapporti personali diventano una prigione labirintica della quale – forse – è impossibile tracciare una mappa e quindi trovare l’uscita. Il testo di  U-topia, in pochissime quanto solide barre dalla forte matrice letteraria, spiega perfettamente il concetto:

La depressione, l’alienazione
La mia generazione uccisa dall’omologazione
Le paranoie, le ansie da prestazione
è tutto un problema di comunicazione
E l’inquietudine, la solitudine
Ed ogni cosa che diventa un’abitudine
Ho cercato qualcuno a cui parlare
Per capire e non dire che è stato tutto inutile

Utopia

Ipercubo, diretta citazione al film Hypercube è sicuramente il pezzo che più rientra nei canoni del rap. Dopo uno skit tratto dalla versione cinematografica del libro di Philip Dick  Do Androids Dream of Electric Sheep? meglio noto come Blade Runner, Danno fa sfoggio di punchline, ognuna da 21 grammi.

Rollerball, citazione al film omonimo del 1975 per altro ambientato nel 2018, si apre – ugualmente al film –  con la Toccata e fuga in D minore di Bach, mostra un’umanità nel mattatoio globale in un conflitto continuo e senza scopo creato dall’illusione di poter essere migliore dell’altro.

Questo vale oggi, ad esempio, nell’arena dei social. Dove bisogna prevalere ad ogni costo attraverso una distorsione della parola come arma per ferire l’altro piuttosto che come uno strumento di confronto positivo.

S’appiccica pe niente ogni cazzata è una sfida
Grida per il sangue come dentro alla corrida
Senza più speranza in mezzo a sta mattanza
In cui se balla come se fosse una danza suicida

Ritorna il tema degli psicofarmaci, che nell’ hiphop più attuale si fa sempre più presente, come argine alla continua tensione che la velocità e il progresso impongono “Xanax in compresse per la felicità”.

Uno dei pezzi più intimi del disco è La Verità, singolo ufficiale con un video girato nella zona rossa de L’Aquila subito dopo il terremoto del 6 aprile 2009.

Distruzione e morte sono dominanti, le parole sono un viaggio introspettivo rafforzato dal giro di basso che le accompagna. Confusione, necessità di sfogare sugli altri la nostra incompletezza, l’aridità spaziale e culturale che ci sommerge e l’ansia continua che popola il rapporto umano alla ricerca di qualcosa chiamato Verità ci fa girare a vuoto “sotto un sole che come la Verità non ci appartiene”.

Zio che vuoi farci, sai qual è la verità?

E’ che vorremmo innamorarci e non ammalarci”.

 La scissione interiore, la frustrazione avanti l’incapacità di amare, la paranoia pervasiva si riversano completamente nel protagonista nel pezzo che ha dato vita all’intero progetto: CPSOM, la bomba è deflagrata e la post apocalisse fa la sua definitiva comparsa:

E poi racconteranno cronache di un dopo bomba
Di una città che cresce verso l’alto mentre il cielo sprofonda
E di un’umanità senza più umanità
E di un sole sempre meno sole e sempre più ombra

Cupo, pieno di domande sul proprio Io, sull’esistenza e sullo scopo dell’umanità, il disco mostra l’urgenza di comunicare il proprio stato e la propria percezione del mondo.

Artificial Kid non è però solo un racconto di distruzione. Un frammento di speranza viene dalla riflessione su come la parola, fuori da un uso demagogico o pubblicitario, sia un’ arma per riappropriarsi dell’essenza di essere umano, un elemento di rivalsa su una società dominata dall’ignoranza.

Numero 47 ha la capacità di instillare il dubbio nelle pieghe della realtà che ancora non sono state divorate dalla tecnologia, è un campanello di allarme, uno strumento di risveglio e di salvezza dove la musica riesce a veicolare un messaggio anche se – sia chiaro –  non è l’unico scopo per cui esiste.

La parola e la capacità comunicativa diventano allora di importanza vitale per riacquistare forza se non si vuole chiudere la partita con la Storia nel paesaggio senza scampo di Dis – U – topia:

E il giorno dopo tutto appariva calmo
ma il giorno prima fu l’inferno
e c’è chi disse che arrivò dall’alto
al tramonto coi blindati della compagnia
a prenderci uno ad uno, e a buttarci via in mezzo al fango
senza dolore, senza rimpianto
soli nel silenzio di ogni nostro sogno infranto
contro le loro mura erette in nome della nuova genia
dis-utopia

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