Acid Arab: Cous cous e oscillatori

Tra gli infiniti potenziali della musica elettronica, c’è sicuramente quello di creare rete, connessioni sonore da una parte all’altra del globo. Non si tratta solo di campionare suoni e riadattarli alla propria musica, si tratta di produrre una musica ecumenica, che sappia riunire diversi linguaggi musicali in un unico prodotto. La musica di Acid Arab è questo.

Il duo (che live diventa un trio) composto da Guido Minisky e Hervé Carvalho, ha le proprie origini nel sud della Francia, territorio particolarmente florido in termini di possibilità di meticciato e di incrocio tra culture diverse. Quello che poteva sembrare un incontro dagli esiti più bizzarri si dimostra invece un connubio perfetto, che sotto la bandiera della festa, la Hafla, sta regalando emozioni in Europa come in medioriente.

Il risultato è ottimo, con produzioni che spaziano dal funk, a sonorità electro di stampo chiaramente French, con campionamenti di ballate berbere e libanesi, il tutto partendo da una solida base acid house.

Quello che sentirete sarà un mix di danze ipnotiche, canti arabi, synth dalle sonorità mediorientali e immancabili bleep di 303, con tracce che abbracciano anche modi diversi tra loro di intendere il dancefloor, dalle diverse sfumature della bass  music (Houria, Gul l’Abi)  all’EBM (Le Disco), per non lasciare deluso proprio nessuno. Questo il motivo per cui l’album Musique de France, loro esordio, è senza dubbio un prodotto di qualità.

Ottime le produzioni in studio, ancora meglio i live:  l’aggiunta del tastierista algerino Kenzi Bourras, unita all’utilizzo della 303 dal vivo rendono le loro esibizioni dal vivo qualcosa di estremamente coinvolgente, come questo live all’Art Rock del 2017:

 

Dunque per tutti gli amanti del suono “squelchy“, ecco qualcosa di non banale e che sappia rendere bene l’idea delle infinite potenzialità della musica acid e delle diversissime sfumature che può assumere.