Capo Plaza: 20 anni di rabbia e fame – Recensione

Dopo oltre un anno di Allenamento per Capo Plaza è il momento del debutto nella Major League.

Il rapper salernitano ha pubblicato oggi il suo album d’esordio, intitolato 20, nel giorno del suo ventesimo compleanno. L’aspettativa era alta e lo si intuiva già dal fatto che il disco fosse stato “piratato” e diffuso giorni se non settimane prima e, se vale la regola della proprietà transitiva dagli States, leak vuol dire successo assicurato.

20 è un disco autobiografico, pieno di rabbia e di fame: la rabbia di chi ha passato una vita a combattere e la fame di chi non ha mai avuto niente, “nemmeno la carta per pulirci il culo” come ha detto Plaza ai microfoni di STO Magazine. Il punto di forza di questo disco, come del resto di tutta la sua produzione precedente, è un forte senso di appartenenza accostato a un grande desiderio di rivalsa: due cose in cui tutti i ragazzi di periferia possono riconoscersi e da cui possono trarre una speranza, la solita, quella di svoltare, di farcela.

In realtà non ho solo belle parole per questo disco: i temi trattati nelle 14 tracce avanzando con l’album possono risultare ripetitivi (soldi, droga e fama); nei featuring ci sono solo i “top-player” del gioco, quelli che tutti si aspettavano; anche a livello di sonorità Capo Plaza si è mantenuto nel suo campo, un territorio che ormai conosce a fondo dopo le sudate preparazioni, proponendo uno schema già testato come vincente. Non mi ha deluso, ma non è riuscito a sorprendermi.

D’altra parte aspettarsi un’innovazione avanguardistica era un’utopia, non aveva nemmeno senso chiederlo in un album d’esordio. Semplicemente per Plaza non era il momento di sperimentare, era il momento di raccontarsi.

Però mettetevi nei suoi panni: avete 20 anni e siete arrivati a permettervi tutto quello che avete sempre (e solo) sognato, cosa raccontereste? Parlereste di massimi sistemi?
No, parlereste di ciò che avete ottenuto e di come lo avete ottenuto, fareste un po’ di sano e meritato ego-trip perchè ora è il vostro momento, è il momento di ostentare quello che avete strappato con le unghie e con i denti a questa società venendo dal “niente” di Salerno.

Da qui si può solo migliorare, ma ora c’è bisogno di conquistarsi la Champions League, c’è bisogno dell’estro di Maradona, della tecnica di Ibra: da Giovane Fuoriclasse bisogna diventare un campione.

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