10 album per raccontare un decennio di rap americano – parte 2: da Kendrick a Young Thug (2015-2019)

Se non l’hai ancora fatto, leggi la prima parte dell’articolo.

2015: Kendrick Lamar – To Pimp A Butterfly

TPAB è senza dubbio uno dei dischi fondamentali di questo decennio, ciò che lo rende così importante è  l’impatto che ha avuto sulla società americana: il singolo Alright è diventato l’inno delle proteste antirazziste del movimento Black Lives Matter, esploso in quegli anni a causa della violenza poliziesca.
Oltre ad aver dato voce a tantissime persone Kendrick è anche riuscito in una grande impresa: mettere la musica al centro di un disco rap. Aveva già dimostrato coi suoi primi lavori delle qualità sopra la media, in TPAB contenuti e metriche sono assorbiti da una qualità musicale eccellente, sperimentale, che va a riprendere le pratiche più azzardate del jazz e del blues, le ritmiche africane e l’anima del soul.

2016: Migos – Culture

Sebbene la corrente trap abbia avuto degli interpreti d’eccellenza nella prima metà del decennio (Chief Keef, Future etc.) sono i Migos ad affermare il sottogenere come una corrente autonoma e dominante.
Già nel 2013 con Young Rich N*ggas avevano preso piede come nuove punte di diamante del genere, Culture rappresenta il consolidamento di questo status.
L’immaginario trap a questo punto è al massimo del suo splendore e si prepara a contaminarsi con altri generi e stili, i Migos rimarranno i “mogol” del genere negli anni a venire con Culture II e il terzo capitolo della saga è ormai in arrivo.

2017: Lil Uzi Vert – LUV is Rage 2

Il 2017 è l’anno in cui si inizia a parlare seriamente di SoundCloud rap: il suono si fa più elettronico e minimale ma le melodie riprendono da emo e pop-punk, anche l’estetica passa dal lusso dei Migos a un nuovo gusto “hypebeast” in cui Versace e Gucci sono alternate a marche da skater come Trasher o Supreme. Gli alfieri di questa nuova corrente sono Lil Uzi Vert e Playboi Carti, questi due riescono a creare dei veri e proprio inni come XO Tour Life o Magnolia, macinando numeri impressionanti. Nonostante l’etichetta di “mumble” rappers datagli dalla critica Uzi e Carti hanno dominato l’ultima parte di decennio coi loro testi, resi incomprensibili da autotune, sporche e falsetti.

2018: XXXtentacion – ?

XXXtentacion è una figura fondamentale della musica di questo decennio, una vera propria icona generazionale. La sua storia è triste e turbolenta come la sua musica: X vive la violenza da piccolo e la fa propria da ragazzo, finendo dentro e fuori dai carceri minorili incontra l’amico Ski Mask con cui inizia a incidere musica, esplode poi nel 2017 col rabbioso singolo Look At Me!. Il suo successo non fa che crescere, alimentato da una nuova accusa di violenze da parte di una ragazza, fino a che nell’aprile del 2018 viene rapinato ed ucciso a Miami.
I suoi dischi 17 e ? lo avevano già reso uno degli artisti più apprezzati e discussi del momento, con la tragica morte XXXtentacion viene consacrato come una leggenda e in seguito tristemente sciacallato dalle etichette discografiche.

2019: Young Thug – So Much Fun

So Much Fun forse non è stato il disco più esaltante del 2019, però quest’anno rappresenta il riconoscimento del ruolo centrale di Young Thug nella musica del decennio 2010-2020.  A lui va il merito di aver avviato una corrente della trap che nell’ultimo periodo si sta imponendo come una delle prevalenti: nuovi talenti come Lil Baby, Gunna e Roddy Rich devono moltissimo allo stile di Thugga.
In tempi meno recenti gli stessi Uzi e Carti, così come Travis Scott e tanti altri, hanno subito l’influenza di questo suono acuto e melodico, acido fino ad essere corrosivo.
Young Thug è stato quest’anno la più diffusa fonte di ispirazione e di imitazione della scena americana, anche davanti a grandi dischi come IGOR o ROTD III meritava di essere menzionato.